Ma non te lo ricordi più? Parla l’ANPI di Enna

L’antifascismo è un valore indiscutibile della Repubblica. È indiscutibile perché è la condizione grazie alla quale esercitiamo i nostri diritti quotidiani e di cittadini di uno stato democratico. L’esercizio sulla memoria e l’educazione al ricordo ci richiedono di non considerarli scontati ma preziose conquiste. Le feste come il 25 aprile ci richiedono ogni anno, con particolare attenzione di concentrarci sull’azione partigiana che liberò l’Italia dalla morsa del fascismo, del razzismo, dalla paura e della guerra. La partecipazione delle Istituzioni nella promozione e nella divulgazione della memoria storica è un passo strutturale necessario ma come risponde il territorio? Ne abbiamo parlato con Giulia Giadone, Presidentessa  Comitato Provinciale ANPI di Enna.

Cosa avete acquisito dal passato e come riuscite a comunicarlo?
Abbiamo intanto acquisito le storie di tanti partigiani in vita e che purtroppo ci non sono più. Dal Nazionale riceviamo tanto materiale per cui facciamo presentazioni di libri e varie attività, inoltre diffondiamo nelle scuole il ricordo della Resistenza e gli ideali che hanno portato alla nascita della Costituzione Italiana. A tal proposito abbiamo stipulato una convenzione con il Miur, e nonostante questo accordo sono state notevoli le difficoltà in merito alla realizzazione di progetti almeno qui in provincia, ad esclusione del Liceo Classico Napoleone Colajanni di Enna e della Scuola Enrico Fermi di Catenanuova.

Avete un buon riscontro da parte dei ragazzi?
Sì, senza ombra di dubbio. Perché i ragazzi sono curiosi e la Resistenza non è solo storia, è quotidianità, lo vediamo con quello che succede tutti i giorni in Siria, per esempio se pensiamo alla Resistenza Kurda. Il nostro lavoro non si ferma solo alle scuole superiori, ma coinvolge anche i bambini di elementari e medie. Sono incontri che lasciano una imposta in loro e spesso anche dentro di noi. Spesso veniamo a conoscenza di storie di partigiani proprio dai racconti dei ragazzi.Purtroppo riscontriamo tante resistenze da parte delle scuole che forse non ritengono abbastanza importante inserire nel programma educativo i nostri progetti.

Come gestite il materiale?
Abbiamo una biblioteca ben organizzata e molto materiale. Stiamo cercando di promuovere una prospettiva della Resistenza non solo armata, ma anche passiva. La sconfitta del fascismo è dovuta anche a molte manifestazioni di resistenza passiva. Anche le donne parteciparono attivamente, spesso ricoprendo ruoli di primo piano e non limitandosi quindi alla classica immagine della staffetta, tanto cara all’immaginario collettivo.

Come vi trovate nel tessuto sociale locale?
Siamo contatto e collaboriamo attivamente con molte altre associazioni, come Terra Matta, Bedda Radio, Emergency e Giosef. Con alcune per altro condividiamo anche la sede.

Per le Istituzioni è ancora un gesto irrinunciabile sostenere l’ANPI?
Direi di no. Oggi erano presenti le forze dell’ordine, Carabinieri e Finanza, ma questo non basta. Dall’amministrazione è venuto un assessore, l’anno scorso neanche questo. L’assenza delle istituzioni non ha però alterato il rapporto dell’ANPI con la cittadinanza, tanto che il nostro numero dei tesserati è aumentato in questi due anni, per altro abbiamo anche un’ottima partecipazione di giovani, ma da parte delle istituzioni locali non c’è nessun interesse. Anche nell’iniziativa di stasera dedicata a Maria Occhipinti, partigiana, non abbiamo avuto nessun sostegno se non quello della CGIL.

Il 25 aprile e poi?
Il 25 aprile è solo l’inizio. Del resto la crescente preoccupazione, dovuta all’affacciarsi nel panorama internazionale e d’Europa, di nuove formazioni populiste, xenofobe e razziste, rende doverosa un’attività antifascista costante.

Cosa avete in programma?
Presentiamo il 30 aprile alle 18.00 presso la biblioteca di Villarosa un libro su Sandro Pertini e Carla Voltolina scritto da Enrico Cuccodoro, professore di Diritto Costituzionale. L’iniziativa troverà spazio in tutta la provincia affinché il 25 non sia uno spettacolo pirotecnico finale, ma una ripartenza verso una società più giusta. 

 

 

 

di Valentina Rizzo
Foto di Piernunzio Casano