La Giornata del Disabile dappertutto… ma non a Enna

Mentre quasi tutti gli altri capoluoghi d’Italia si sono mobilitati per celebrare la Giornata Internazionale del disabile, la stessa passava sotto silenzio nella “civilissima” Enna dove alcunché è stato organizzato per ricordare le fragilità sociali e, nella fattispecie, le disabilità medesime, come se le stesse non “tangessero” minimamente i referenti istituzionali ad iniziare dall’Assessorato alle politiche sociali ad esse preposto, per finire alle numerose associazioni di volontariato presenti sul territorio. A denunciare con veemenza la mancanza di sensibilità, i rappresentanti di partiti e associazioni,  ma noi stessi, desideriamo farlo con una frase fatta, con un luogo comune che rimane sempre di estrema attualità: “Il grado di civiltà di un popolo si misura dall’attenzione che lo stesso pone verso le fragilità sociali”.  Vediamo le reazioni della società civile e politica: per Paolo Timpanaro, consigliere comunale Pd “che l’amministrazione non abbia assunto alcuna iniziativa in merito alla giornata del disabile è un  fatto molto grave ma  non è un fatto nuovo. L’amministrazione Dipietro non è nuova a questo tipo di assenze rispetto alle passate amministrazioni, e non solo sul sociale, vedi l’assenza dalla Settimana  della cultura, quella dello Sport, che vedevano l’ente Comune interfacciarsi con il mondo associazionistico. Si è perso il concetto di rete e di sinergia tra le istituzioni e le associazioni di volontariato” . E  stigmatizza la grave mancanza del Comune anche il Centrodestra nella persona di Gianpiero Cortese della Direzione regionale di “Energie per l’Italia”: “Va bene tutto in questa Cittá, sottolinea Cortese, ma certo dimenticare una ricorrenza così importante, non depone bene. L’attenzione verso le persone più sfortunate, prosegue , ed il fatto che ciascuno di noi in un niente può ritrovarsi nelle condizioni di menomazione, ed io ne so qualcosa, dovrebbe  fare riflettere le istituzioni locali, non solo quelle politiche”. Si lamentano, ovviamente, anche le associazioni di volontariato e Giuseppe Regalbuto, presidente della Fand, dice: “Sono fortemente dispiaciuto e mortificato del silenzio delle istituzioni nei confronti dei più deboli”.“Ricordiamo, riprende,  tutte le date e tutte le manifestazioni, ma non ci preoccupano di ricordare che,  ancora oggi, vi sono barriere e non solo fisiche!” Regalbuto ricorda che bisogna aiutare  chi non si può difendere perché offeso dalla natura e mette il dito sulla piaga quando ricorda che “ adesso non ha il conforto delle istituzioni!” Per Regalbuto, madri e padri  che ogni giorno piangono con i propri cari, affetti da gravi problematiche, e   non hanno neanche il diritto di morire perché non sanno cosa succederà ai  propri figli è gravissimo. “Persone, conclude il presidente della Fand, che non hanno un lavoro e un assistenza reale! Mi auguro che la sensibilità possa prevalere sugli interessi di altra natura”. Accorata e forte la testimonianza di Marco Milazzo, presidente dell’associazione Vita 21 che afferma: : “ Da  padre di un figlio con la sindrome di Down so bene quanto debba essergli grato per avermi aperto gli occhi sul mondo della disabilità. Guardo lui e  tanti come lui e penso sì ad una  ricchezza altrimenti irraggiungibile. Ma ancor più ad una azione dirompente di scardinamento di luoghi comuni”.Parole che debbono far pensare chi ha ignorato l’evento. E prosegue:” La  disabilità non è un problema ma una risorsa, una  sorta di respiro della mia vita e di quella di tanti amici che vivono e pensano come me”. Per Milazzo il problema,  non sono loro, “i disabili”, siamo noi, “gli abili”. Noi abili  che abbiamo una scuola che ancora arranca dibattendosi tra buone prassi e direttive del ministero, ma che difficilmente riesce a  capire quanto un “disabile” possa generare in termini di comunicazione, di scoperta di valori essenziali,  di ascolto, di condivisione di emozioni e sensibilità, all’interno di un “gruppo classe”. Noi abili che abbiamo modelli di lavoro e di occupazione  rigidi e precostituiti, che ci impediscono di immaginare nei nostri team votati  all’efficientismo persone dall’andamento goffo.  “Ma chi lo ha fatto,  sa bene quanto le cose vadano in modo diverso perché il clima umano è cambiato ed oggi,  fior di aziende di formazione ti spillano bei quattrini per insegnarti come creare ambienti di lavoro “umani”, nei quali la qualità delle  relazioni diventano funzionali ai processi produttivi.  Per almeno tutto questo, chiude Milazzo, rivolgo a tutti, indistintamente, i miei più sinceri auguri, perché ciascuno possa serenamente ammettere le proprie, di  disabilità, e agire di conseguenza, al limite anche come atto di furbizia e amor proprio, perché staremmo tutti meglio, soprattutto noi cosiddetti abili”. E come fare a non ricordare i “bla bla bla” sulla Legge “Dopo di noi” ancora ad Enna rimasta assolutamente inapplicata. E come fare a non ricordare l’assoluta insensibilità verso la legge sulle categorie protette. Ma tanto, si sa, i disabili, sono pochi e portano pochi voti.  

Mario Antonio Pagaria