Teatro Garibaldi, il ritorno di Ulisse… visto da Penolope

Un poema erotico e disperato, uno struggente grido di estasi che si trasforma in agonia. E’ la storia di Penelope, fedele sposa di Ulisse, simbolo di una fedeltà incrollabile, che la porta ad aspettare il marito che tutti credevano morto per vent’anni, sola nella conservazione dell’unità della famiglia.

Venerdì 15 febbraio alle ore 20.30 al Teatro Garibaldi di Enna per il Cromosoma Teatro Festi-val Sicilia, la sezione dedicata alla scena contemporanea della stagione organizzata dall’Ammini-strazione comunale firmata dal direttore artistico Mario Incudine, l’attrice Teresa Timpano inter-preterà “Penelope” diretta dal regista veneto Matteo Tarasco.

Per Ovidio Penelope è espressione della donna infelice, lasciata sola dal suo amato, ma sempre spe-ranzosa del suo ritorno. Diviene così una figura autonoma di cui l’autore latino evidenzia il carattere psicologico e fragile, mentre Omero idolatra Penelope sia come simbolo della fedeltà coniugale, sia come donna astuta ed arguta, degna sposa del re di Itaca. La versione di Margaret Atwood è inve-ce ricca di colpi di scena, e dipanando antichi dubbi suggerisce nuovi interrogativi, mettendo in luce la natura tormentata di Penelope, in contrasto con l’abituale immagine di equilibrio e pacatezza. 

Attingendo ai testi di Omero, Ovidio e Atwood, il regista Matteo Tarasco, autore anche della drammaturgia, indaga la figura di Penelope da un nuovo punto di vista, partendo dalla sua ossessio-ne amorosa nei confronti di Ulisse, ed esponendo con lucida follia e altissimo linguaggio le pene di un amore ritrovato, ma invivibile.

«Lo spettacolo illustra le più atroci conseguenze dell’amore ripercorrendo l’Odissea dal punto di vista di Penelope – scrive Matteo Tarasco nelle note di regia – che, oramai defunta,  racconta il ritorno di Ulisse come mai è stato raccontato. E’ la storia di un’ossessione amorosa, un’ossessione che si fa verbo, strappando ogni singola parola al marasma di gemiti inarticolati in cui questa donna innamorata affoga e si dibatte. Raccontare in scena il mito di Penelope oggi, significa esser consa-pevoli di tutto questo, significa sfidare sulle assi del palcoscenico l’essenza più profonda del proprio essere, significa lanciare una sfida agli spettatori: una sfida a valicare il confine dello specchio, una sfida a spogliarsi della maschera per offrirsi nudi al cospetto di verità».