Da oggi la nostra testata ospita dei racconti di scrittori di tutta Italia. EnnaOra ha deciso di aprire i propri spazi a quanti in queste ore stanno rispondendo con entusiasmo a un appello lanciato sui social (sulla pagina Facebook “Scrittori e Scrittrici emergenti”). In questo modo – divenendo una piattaforma aperta a loro disposizione – concediamo a questi autori l’opportunità di pubblicare racconti o quant’altro nella più totale autonomia, dando libero sfogo al loro talento e alla loro fantasia; e al tempo stesso arricchendo di contenuti di altissima qualità la nostra testata. Il primo racconto è di Paolo Spertino di Racconigi, in provincia di Cuneo. Una storia affascinante e suggestiva, che suscita riflessioni importanti. Siamo onorati di pubblicarlo. (josè trovato, direttore responsabile)
di Paolo Spertino
“Sparo sulla folla” mi sta dicendo il matto Thompson. Crede di sussurrarlo ma in realtà sta gridando, tanto che mi sfonda quasi un timpano e tutti i presenti – nella sala mensa – si voltano a guardarlo. Nelle loro facce è dipinta l’affermazione: “Ma allora è proprio matto!”. Thompson non ci fa caso più di tanto, si asciuga la bava che gli stava colando sul labbro e si stringe nelle spalle, strabuziando gli occhi come se fossero dentro un globo per pesci rossi. Continua il suo pasto tranquillo, finisce di mangiare con cura lo yogurt e poi, improvvisamente ha un crollo psitico.
Si alza e si scaglia contro il tavolo degli impiegati e grida: “Mi avete tolto la spina dal cervello! Siete stati voi LURIDI BASTARDI”. Si scaglia contro il capo del personale – che nel frattempo si è cagato addosso – e lo guarda furiosamente. Ora sembra sgonfio, abbassa le braccia lungo i fianchi e guarda a terra come un cucciolo smarrito. Pare che torni in se, si guarda in giro senza ricordarsi dov’è e silenziosamente, con gli occhi lucidi di lacrime, chiede scusa a tutti. Torna al tavolo e finisce lo yogurt. Aspetta il passare delle ore, poi dei minuti e infine dei secondi. Bolla alle macchinette e va a casa.
Il giorno dopo si presenta spontaneamente in manicomio. Varca la grande scritta davanti all’edificio bianco, in cui si leggono parole sbiadite. Cammina come un automa, annuisce a chiunque incontra e si ritrova nella solita camera. La cameretta che si affaccia al praticello con la fontana. Arrivano le cure, nuove pillole, nuove flebo a braccetto di allucinazioni e paranoie. Grappoli di orchi sanguigni si sgrappano alle inferriate spesse della sua finestra, sussurrandogli un’ unica e insulsa parola: “Suicidio, suicidio”. Pare un tantra ripetuto all’infinito.
Thompson chiude gli occhi e si estranea dal mondo, chiude gli occhi e sprofonda in un sonno simile al cullare lieto di una zattera vicino alla costa. Attende un altro giorno, altre ore da passare in serenità, aspettando di tornare a vivere.

L’autore.
Paolo Spertino



