di Cetty D’Angelo
In questi giorni ricorrono 50 anni dal primo Pride avvenuto a New York nel 1970. A causa dell’emergenza Covid quest’anno non si sono svolte le consuete parate Pride, ma lo scorso weekend sono comunque state organizzate delle iniziative online, per i diritti LGBT (sigla utilizzata per riferirsi a persone Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transgender) . La più importante di tali iniziative è stata quella del Global Pride, una maratona di 26 ore online con i Pride di tutto il mondo. Tiziano Ferro e Vladimir Luxuria hanno rappresentato l’Italia durante l’evento. “Ai miei amici, a mio marito e a tutti quelli che celebrano il rispetto e la comprensione”, ha dichiarato Ferro, mentre Luxuria ha invitato i partecipanti ad amare se stessi per quello che si è.
Il primo Gay Pride della storia avvenne nel 28 giugno del 1970 in memoria degli scontri fra la comunità LGBT e la polizia avvenuti l’anno prima allo Stonewall Inn, uno dei più noti locali gay di Manhattan. In quegli anni l’omosessualità era ancora classificata come una malattia mentale nel Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali americano e, oltre alle leggi contro gli omosessuali, vi erano norme che rendevano illegittimi le associazioni e i locali gay, i quali, però, erano in qualche modo tollerati dalle autorità locali. La sera del 28 giugno, come spesso accadeva, la polizia intervenne allo Stonewall Inn con un pretesto, ma, per la prima volta, i presenti non accettarono gli arresti e si ribellarono alla polizia.
Negli anni l’espressione “Gay pride” è stata sostituita con il termine “pride”, per far si che la dicitura potesse rappresentare l’intera comunità LGBT, mentre quest’ultimo acronimo è ormai più spesso declinato in LGBTQI (che include il termine queer e gli intersessuali).
Grazie alle battaglie portate avanti dalla comunità LGBT l’Oms ha rimosso l’omosessualità dall’elenco delle malattie mentali ormai da 30 anni e sono state varate diverse leggi a tutela delle persone e delle unioni non eterosessuali in diversi Paesi occidentali. Nonostante ciò, la comunità LGBT continua a mobilitarsi in tutto il mondo ancora oggi, al fine di ottenere un’ effettività e piena integrazione. In Italia, in ritardo rispetto alla maggior parte degli altri Paesi Europei, dal 2016 sono possibili le unioni civili omosessuali. Tali unioni, che includono diritti simili al matrimonio, non sono però definiti matrimoni e non prevedono le adozioni. Non sono ancora state create, inoltre, leggi contro l’omofobia e dalle statistiche appare evidente come in Italia la tolleranza sociale sull’omosessualità sia più bassa della media europea.
Dunque, se è vero che sono stati compiuti grossi passi in avanti nella campagna per i diritti delle unioni arcobaleno, la comunità LGBTQI continua a battersi non solo per ottenere libertà legislative, ma anche libertà e parità culturali e sociali, che spesso non vanno di pari passo con la legge. Ci si batte, inoltre, per tutte quelle persone che vivono in Paesi dove ancora oggi gli orientamenti sessuali differenti da quelli definiti erroneamente “normali” vengono fortemente discriminati. Basti pensare all’Ungheria, dove il Presidente Victor Orban si è proprio di recente scagliato contro la comunità transgender.



