In occasione dell’udienza preliminare per il caso Gregoretti la Lega ha supportato il proprio segretario Salvini organizzando tre giorni di iniziative. Il movimento “Mai con Salvini” ha predisposto delle contro iniziative, la principale delle quali avvenuta il 3 ottobre, la mattina stessa dell’udienza, nei paraggi del Tribunale di Catania. Ad essere accusate le politiche migratorie e la politica dell’odio. Fra le varie iniziative sorte per contestare la Lega menzioniamo il flash mob del 1 ottobre alla Vecchia Dogana organizzato da “Non Una Di Meno”, il movimento transfemminista internazionale, che ha annunciato il flash mob via social. Il movimento lamenta le politiche portate avanti dalla Lega, che, a detta delle attiviste, abbracciano un ’idea di famiglia tradizionalista e patriarcale. Cosi si erano espresse le attiviste: “Non possiamo dimenticare […] la funzione di ponte che in Italia la Lega crea sia col mondo delle destre reazionarie di tutta Europa che con la galassia integralista che vuole imporre un modello di famiglia funzionale alla produzione e riproduzione di un ordine patriarcale e di gerarchie sociali e di genere”, e aggiungevano: “L’1 ottobre sarà un dei tanti momenti di lotta e di presa di parola contro la lega, Salvini e più in generale un modello permanente di attacco alle donne (migranti e non): dalla gerarchia degli stupri a seconda di chi li commette e di chi li subisce, alla violenza dei confini e all’utilizzo dei social come clava per disciplinare personalità dissidenti”. In effetti, Salvini parrebbe porre l’attenzione prevalentemente sugli stupri commessi da stranieri, imputando non di rado la mancanza di “sicurezza” per le strade alla presenza di immigrati irregolari.
Parliamo di numeri. “Ha subìto violenze fisiche o sessuali da partner o ex partner il 13,6% delle donne (2 milioni 800 mila), in particolare il 5,2% da partner attuale e il 18,9% dall’ex partner. Il 24,7% delle donne ha subìto almeno una violenza fisica o sessuale da parte di uomini non partner: il 13,2% da estranei e il 13% da persone conosciute” (dati Istat 2014). Inoltre  solo il 15% degli stupri totali subiti dalle donne da estranei è commesso da stranieri. A ciò si deve aggiungere che la quota di donne che denunciano nel caso di un autore straniero è 6 volte più alta rispetto al caso in cui l’autore sia un italiano (Istat 2014). Secondo una ricerca più recente (2017) del Viminale su 2.333 violenze avvenute fra gennaio e giugno 2017 il 60% sarebbe stato commesso da italiani, il 40% da stranieri. Bisogna però considerare che vi è una  maggiore tendenza a denunciare gli stranieri piuttosto che gli italiani.
Ricordare in via preferenziale gli episodi di violenza commessi dagli stranieri sembrerebbe allora solo una manovra propagandistica. Appare evidente dai dati che la causa dell’alto numero di casi di stupro non va ricercata nell’immigrazione. La causa, piuttosto, sta in una cultura ancora evidentemente maschilista e patriarcale (nonostante agli sguardi più “ingenui” possa sembrare di vivere in una società pienamente paritaria) in cui gli stereotipi di genere e le discriminazioni contribuiscono a generare gli episodi di violenza. Piuttosto che fossilizzarsi su capi espiatori esterni, sarebbe allora più appropriato focalizzare gli aspetti culturali interni al Paese, che provocano ancora oggi tali fenomeni, ed auspicare a un mutamento nella mentalità collettiva, che passi anche attraverso un rinnovato sistema educativo, il quale possa generare una società più paritaria e più giusta.

Cetty D’Angelo