di Giovanni Vitale

Il genere è ricco d’esempi e spazia fra le varie arti ma è nel cinema che raggiunge il massimo fulgore e splende meglio con il progredire degli effetti speciali. Li si indica come ‘disaster movie’, film catastrofici la cui trama poggia sul disastro, che può essere di vario tipo: ambientale, di guerra, tecnologico, epidemico; l’origine è per cause accidentali, impreviste o intenzionali, da complotto.
Come per ogni genere abbondante in quantità, c’è grande differenza rispetto alla qualità. Si va dai capolavori alla spazzatura (trash) e, naturalmente, non manca la parodia, cioè il sottogenere che esagerandone appositamente aspetti particolari e specifici ottengono risultati ridicoli, passando dal drammatico al comico.
Come per ogni altra narrazione anche nei disaster movie, a sostenerne la trama, troviamo i soliti elementi: la storia d’amore, lealtà e tradimento, il/la protagonista che lotta per la sopravvivenza sua e, talvolta, dell’intera umanità con ogni sorta di impedimenti (handicap) che con abilità, (s)fortuna o provvidenza, vengono affrontati per giungere al finale che può essere tragico e, più spesso, lieto o consolatorio.
La critica letteraria si è ovviamente dedicata ad analizzarne le fasi, ovvero ad individuarne gli ingredienti fondamentali. L’ha fatto sviluppando vere e proprie metodologie d’indagine, creando categorie e linguaggi specialistici, arrivando a concretizzarsi in “movimenti” quali i ‘Formalisti russi’ e gli ‘Strutturalisti francesi’. Fra i primi merita certamente la menzione d’eccellenza V. Propp che nel suo ‘La morfologia della fiaba’ individua le funzioni fondamentali di OGNI racconto. Esaminando i vari generi narrativi Propp rileva ben 31 funzioni che strutturano i racconti, dai più complessi a quelli semplici che ne impiegano meno e più elementari. Fra quest’ultimi possiamo, generalmente, includere i disaster movie per cui, come già detto, sono gli effetti speciali a determinarne maggiormente la qualità, più che l’intreccio narrativo.
Oggi ci troviamo a vivere, oltre la finzione, un disastro globale. La pandemia COVID ci rende “attori” di un dramma la cui narrazione ricalca, per molti aspetti, la descrizione tipica del genere. E, a seconda di chi la racconta, troviamo l’esaltazione di una funzione narrativa anziché di un’altra. Anche ora non mancano le parodie, talvolta macabre, che nell’improvvisazione e la confusione si mischiano, ahinoi, alla narrazione ufficiale, istituzionale!