di Giovanni Vitale

Già ai primi anni ’80, all’apparire dei personal computer e poi alcuni anni dopo di Internet, s’intuiva che col procedere della digitalizzazione documentaria e della pubblicistica, libri giornali e riviste, ci sarebbe stata talmente tanta informazione immediatamente disponibile da rendere la conoscenza, intesa fin lì come accumulo di nozioni e dati, irrimediabilmente superata!
Sarebbe diventato più importante sapere COSA cercare, il modo migliore per trovarlo e la creatività di collegarlo.
Ma ora con browser (i motori di ricerca tipo Google) sempre più potenti integrati con le AI e con il miglioramento continuo nel ‘profilare i target’, cioè la capacità delle piattaforme web di conoscere i singoli utenti con i loro gusti e preferenze, anche quelle funzioni intellettuali risultano viepiù superate: ora resta la contestualizzazione!
La nozione di ‘contesto’ è molto complessa: assai studiata dalla linguistica, è stata ulteriormente approfondita dalla semiotica e concretamente sperimentata dalle scienze cognitive così da finalizzarla per l’elaborazione computazionale dell’Intelligenza Artificiale (AI). Proprio da quest’ambito si è preferito sostituirla con la nozione di ‘frame’ (cornice), così da allargarne il senso oltre i riferimenti immediatamente testuali e direttamente impliciti o sottintesi. Il contesto così non è più solo la narrativa scritta e parlata a cui fare riferimento per l’interpretazione di una parola o frase, ma è anche ogni possibilità d’uso nei casi più vari, avvenuti o immaginari; una sorta di ‘sceneggiatura enciclopedica’ potenzialmente infinita il cui limite interpretativo viene stabilito, di volta in volta, a seconda delle necessità imposte dai singoli casi ed eventi.
“Complesso” infatti non vuol dire che qualcosa è complicato, ma che per capirlo bisogna seguire molti passaggi mentali che però, singolarmente presi, si possono semplificare fino a renderli elementari. Basti pensare che quanto suddetto è ciò che s’impara nei primi anni di vita, ciò che ogni bambino apprende nella fanciullezza e che poi, con lo studio e l’esperienza raffina e approfondisce per il resto della vita. È stato infatti il doverlo “far capire” ad una macchina, ai computer dell’ AI, che ci ha fatto veramente comprendere quanto la questione sia estremamente complessa!
Complicato, d’altra parte, è dire qualcosa con parole non d’uso comune per comunicare ciò che, invece, è piuttosto normale; è cercare di confondere anziché chiarire, è il voler rendere eccezionale qualcosa che detto altrimenti risulterebbe alquanto ordinario. È spacciare per informazione rara e di pregio ciò che ormai è di facile accesso per chiunque, e a disposizione di ciascuno, da qualsiasi dispositivo connesso ad Internet. Così nozioni e dati esposti con un parlare “infiocchettato e fiorito”, che da sempre hanno rappresentato la conoscenza ora risultano, e sempre più lo saranno, assolutamente banali.