Fra le attività sociali che più soffrono delle odierne condizioni epidemiche c’è, certamente, il teatro!
Curiosamente la distanza, fra scena e spettatori, che nel teatro è importante e pressoché costante, diventa ostacolo alla presenza del pubblico che si assembra nell’assistervi, riducendone drasticamente il numero anche nelle condizioni epidemiologicamente più permissive. Il problema è che, semplicemente, NON c’è teatro senza la compresenza della scena e degli spettatori. Certo, si può trarre un certo godimento anche dal guardare la ripresa televisiva di una messa in scena ma ciò resta il surrogato, un facsimile dell’evento teatrale che, invece, si realizza proprio dall’interazione fra quel che avviene nella scena e la sua percezione del pubblico.
L’azione degli attori, per così dire, si nutre della reazione degli spettatori; la recitazione realizza quella “speciale magia” drammaturgica proprio nella tensione che riesce a stabilire con chi vi assiste. È dall’empatia che scorre fra attore e spettatore che scaturisce l’arte e la bellezza dello spettacolo.
Ogni mossa e ogni battuta nel quadro della scena è, infatti, realizzata per stimolare l’attenzione di chi guarda, per orientarla verso determinate sensazioni e catturarne lo sguardo direttamente nel tempo e nello spazio. In ciò, d’altra parte, sta la differenza fondamentale con la rappresentazione cinematografica in cui è l’occhio della cinepresa, l’inquadratura voluta dal regista e dal cameramen a stabilire quel che si deve vedere dell’azione scenica. E ciò marca anche la differenza fra il recitare per il cinema o la televisione e il teatro: l’equilibrio corporeo, la costruzione mimica del corpo e dei movimenti dell’attore in teatro, la cosiddetta “extra-corporeità” scenica teatrale per dirla con J. Grotowski è sostanzialmente diversa dalla “spontaneità” (alla K. Stanislavskij) di chi recita per la ripresa in registrazione. La prima è unica pur ripetendosi ad ogni spettacolo, la seconda viene ripetuta più volte finché il regista non ne definisce valida una e la fissa nel montaggio. Ciò a prescindere dal “realismo” o meno che si vuole imporre alla scena, resta a parte dall’espressione poetica e dal giudizio estetico. Marca fondamentalmente la differenza tecnica fra le due arti.
Quanto detto vale per ogni forma teatrale e cioè va al di là delle distinzioni fra teatro di prosa, teatro in musica, danza, balletto, pantomima e mimo. Perché si realizzi quella speciale forma d’Arte che è il teatro, come già detto, la presenza fisica ‘qui ed ora’ è essenziale perché se ne compia, appunto, la ‘forma’, cioè se ne esegua in modo completo la performance.
È proprio il ‘contagio’ emotivo insito nella compresenza che verifica il teatro, esattamente al contrario della cautela epidemiologica.



