di Giovanni Vitale

Che la verità, quella che fa presa sulla pubblica opinione, dipenda essenzialmente da come la si racconti è diventato luogo comune. E nel caso ci siano versioni diverse o contrastanti della stessa questione, diviene più “vera”, nel senso di essere socialmente più accettata, quella meglio narrata, che ha ‘presa maggiore’ sulla comunità che ne discute.
Ciò potrebbe sembrare in contrasto con la forza e la fondatezza dei fatti ma, a ben vedere, non lo è poi tanto dato che a seconda di come li si riporta, i fatti stessi, possono quanto meno assumere diversa rilevanza in merito a questioni teoriche, etiche e, ancor più, politiche. Nel senso che pur accertati ed evidenti, possono in base alla narrazione complessiva degli eventi, essere considerati più o meno determinanti nel giungere a conclusione e, dunque, con maggiore o minore significato per la compressione veritiera degli accadimenti.
Negli ‘universi romanzeschi’, ovvero fra le pagine dei romanzi, in proposito quel che conta è proprio la conclusione. È nella conclusione che troviamo la verità dell’intero racconto, sia essa rivelata, conquistata o tragicamente subita. Tutte le vicende ivi narrate contribuiscono al raggiungimento di quel valore superiore che si esprime nel finale della storia e che ci si consegna come verità: romanzesca appunto!
Stiamo vivendo un’epoca in cui la pervasività mediatica, la diffusa presenza della comunicazione tecnologicamente trattata, va sempre più esaltando l’importanza e l’incidenza narrativa della verità. È infatti viepiù diffusa la pratica socialmente divisiva dell’interpretazione del reale. E mentre prima lo si faceva e giustificava su base ideologica o morale, ora lo si fa tranquillamente sul piano del rapporto di rappresentazione e dell’esposizione relazionale.
L’impressione è che ciò che R. Girard spiegava, circa mezzo secolo fa, riguardo alla menzogna romantica ed alla convergenza di ogni conclusione romanzesca valida, e “vera” possiamo a questo punto aggiungere, lo si possa fondatamente estendere a quel che riceviamo e sosteniamo dalla comunicazione di ogni questione del mondo e della stessa vita: almeno per quella parte di essa che viviamo e che a dismisura si va ampliando, ovvero com’è esposta nei media. Con la differenza che le trame dei romanzi terminano, le società umane, invece, continuano.
‘Sic transit gloria mundi’ cioè, parafrasando, è così che ora vanno’le faccende’ in questo nostro mondo!