di Giovanni Vitale

“In termini di estetica linguistica, compito della poesia diventa quello di liberare il linguaggio dall’automatismo degli atti di parola quotidiani, dalla meccanicità della comunicazione.” Così G. Guglielmi inizia le sue note teoriche che ne impostano la concezione della letteratura come ‘sistema e funzione’. Lo fa riprendendo il celebre studio di T. Todorof sui formalisti russi, che fecero da battipista alla linguistica moderna e, per certi aspetti, alla stessa semiologia. Discipline che ebbero il primo, grande impulso riformatore dallo svizzero F. de Saussure, i cui studi furono alla base degli approfondimenti russi.
Dalla poesia si è poi passati ad ogni forma di narrazione, dalla favola al romanzo. Oggi è nozione comune l’elaborazione di ogni sistema narrativo attraverso le sue funzioni. E il fatto che mai come in questi nostri tempi si sia scritto e raccontato così tanto incentiva, o almeno dovrebbe, lo studio di quelle pionieristiche ricerche che hanno posto le basi per gran parte della comprensione che abbiamo dei testi d’ogni genere da una parte, ma anche della comunicazione in generale dall’altra.
Anche oltre oceano ci fu chi s’interessò di tali problematiche, più che dal punto di vista linguistico da quello semiotico e della sua correttezza teorica (epistemologia): C.S. Peirce, contemporaneo del De Saussure.
Possiamo dire che mentre il mondo per più della prima metà del secolo scorso era diviso da una ‘cortina di ferro’, riuscì in qualche modo a comunicare intellettualmente proprio grazie a quegli studi, che ebbero un importante punto d’incontro proprio da noi, in Italia, nel 1974 a Milano col primo ‘Congresso Internazionale di Semiotica’ che vide la partecipazione di studiosi di ogni parte del mondo, seppure con qualche “comprensibile” defezione dal lato sovietico. Ciononostante l’evento fu un successo e ne abbiamo testimonianza nella ‘Intervista Umberto Eco – Lezione di Semiotica (RAI 1974)’, video molto interessante disponibile su YouTube.
Tornando alla poesia ed alla letteratura, dopo decenni di elaborazione semiologica, solo recentemente si è capito che, a ben vedere e proprio sulla scorta di quanto al tempo teorizzato da uno di quei formalisti, J. Mukařovský, certe strutture interpretative restituiscono di fatto non un’analisi estetica ma vere e proprie istanze poetiche. Si tratta però di questione piuttosto complessa che, anche perché molto interessante, merita la trattazione specifica.
Da allora molto altro abbiamo imparato su come funziona il linguaggio e la comunicazione in generale, ma alcuni di quegli studi restano insuperabili per profondità d’analisi, rigore scientifico e intuizione disciplinare. Molto dobbiamo all’intelligenza ed all’impegno di quei precursori che ci rendono, più che mai, “nani sulle spalle di giganti”!