di Giovanni Vitale 

Gli studi sui mass-media ormai costituisco parte rilevante dell’intera ricerca scientifica e della stessa conoscenza. D’altra parte c’è chi non esita a definire questi nostri tempi l’era della comunicazione.
Ma è qualcosa che si appartiene a periodi, tutto sommato, recenti, di appena qualche decennio.
Fino agli anni ’80 del secolo scorso, infatti, pur essendo già enorme il ruolo dei media, sia dal punto di vista sociale che economico, la ricerca su di essi era ancora piuttosto frastagliata ed indeterminata. I due approcci principali, cioè quello sociologico e quello comunicativo, se ne contendevano le priorità e le pertinenze, risultando entrambi limitati ed incongruenti.
Lo si evince chiaramente dalla lettura del volume, analitico e riassuntivo, le ‘Teorie delle comunicazioni di massa’ (1985), di M. Wolf.
Il testo, ormai considerato fondamentale per lo studio della mediologia, passa in rassegna praticamente tutti i tentativi, storicamente conosciuti, di indagine mediologica. Ne considera gli aspetti teorici e pratici alla luce dei più recenti, al tempo, esami in campo. La conclusione lì auspicata è stata che solo dall’integrazione intelligente – nonché al riparo da gelosie e giochi di potere disciplinari ed accademici – dei più disparati campi del sapere, specialmente sociologici e comunicativi, si sarebbe riusciti a raggiungere nel merito risultati adeguati e ragguardevoli.
La sociologia emendando certi errori metodologi riguardo al concetto di massa e le relazioni fra gruppi ed individui; la comunicazione riducendo la prospettiva informazionale-quantitativa dominante per orientarsi verso quella semiotica-testuale.
Non è stato un mutamento di poco ma un vero e proprio cambio di paradigma interpretativo: riconoscere l’incidenza (micro) culturale e la frammentazione del concetto di ‘massa’ è stato un passo decisivo per la comprensione dei mass-media nella prospettiva sociologia; così come l’introduzione del concetto di ‘codice’, nell’articolazione semiotica e testuale, lo è stato dal punto di vista della comunicazione.
“Da un lato l’esclusiva pertinenza sociologica trascura i problemi comunicativi enfatizzando il rilievo delle strutture organizzative e dei processi sociali. Dall’altro lato, l’esclusivo interesse per i processi comunicativi neglige il rapporto media/società ed enfatizza la centralità dei dispositivi comunicazionali. Questa polarità (…) attraversa la ‘Communication research’, accentuandone il carattere di area tematica disomogenea, percorsa da prospettive concorrenti. (op. cit. p.134).
Ovviamente siamo ancora ad un’analisi mediologica del, cosiddetto, mainstream, cioè dei media tradizionali, unidirezionali (da uno-a-molti), con l’editoria e le redazioni da una parte ed i fruitori, destinatari dall’altra.
Come anticipato nel precedente articolo di questa rubrica (A Volo di Civetta – 46), con l’avvento dei ‘nuovi media’ oggi ci troviamo di fronte ad un ulteriore, fondamentale, cambiamento: intanto l’editoria precedente era, tutto sommato, molto differenziata e concorrente come proprietà e gestione, specialmente se considerata ai livelli globali e locali. Oggi le piattaforme significative si riducono a poche unità e sono le medesime sia localmente che globalmente. Il rapporto comunicativo poi, è sostanzialmente cambiato, essendo pluridirezionale (uno-a-uno), cioè ogni nodo della Rete può (e di fatto è) diventare redattore della comunicazione. Un altro aspetto rilevante sul ruolo degli editori è che per mezzo degli algoritmi possono imporre all’intera utenza importanti cambiamenti, anche repentini, del tutto arbitrari e non solo sulla funzionalità del canale comunicativo e la distribuzione della comunicazione, ma sulle stesse possibilità espressive di chi comunica e di chi riceve la comunicazione, a prescindere da quale dei due ruoli al momento viene interpretato, dal singolo utente o da gruppi di loro!
Ovviamente la comunicazione globale facilita molto l’interscambio fra gli scienziati ed i centri di ricerca, nonché fra questi e gli operatori della comunicazione a vario titolo. Per cui assistiamo ad un’enorme proliferazione di ipotesi, congetture e vere e proprie teorizzazioni sulla questione, talmente tanta da rendere molto complesso orientarcisi, anche per gli specialisti della materia. Ma, come ogni “nuova frontiera” socio-culturale, ciò ha un fascino straordinario, tanto più perché coinvolge sempre maggiori aspetti della nostra vita, sociale ed economica.