di Giovanni Vitale

Capire la faccia degli individui, farne ritratti è pratica antichissima. Coglierne ed interpretarne l’espressione, ciò che un viso comunica, è da sempre la sfida di artisti. Se oggi riusciamo a comprendere la personalità di certi personaggi storici è proprio grazie al genio di ritrattisti della loro epoca che ne hanno saputo immortalare i tratti salienti, quelli più significativi con maestria di contrasti e chiaro-scuri.
Alla comparsa della tecnologia cinematografica, i più grandi attori del tempo scoprirono con costernazione l’importanza dell’espressione facciale, qualcosa che prima aveva un’importanza relativa e che veniva assolta dal trucco, dal maquillage che ne fissava per tutta la durata della scena l’espressione voluta. Con i ‘primi piani’ cinematografici ciò veniva rivoluzionato: per ogni inquadratura il viso degli attori assumeva nuova rilevanza ed andava accordato con la scena ed il fluire della drammaturgia. Ancor più con l’avvento del sonoro per cui il viso doveva comunicare d’accordo con le battute, con ciò che si diceva.
Con l’avvento del digitale e le sue innovazioni tecnologiche le facce, come ogni altra immagine del resto, hanno ricevuta nuova attenzione: già la funzione ‘occhi rossi’, implementata nelle fotocamere e sempre più diffusa, andava in tal senso. Ma è con i social network che ne avviene la totale riconsiderazione. La maggiore piattaforma propone la ‘faccia’ già nel suo stesso nome e pare che sia stato un ingrediente fondamentale del suo enorme successo.
Molte sono le applicazioni che permettono di trasformare un viso in un disegno che ne accentui, elaborandole tecnologicamente, certe caratteristiche, restituendolo come ‘avatar’. Così è anche, per inciso, per l’immagine dell’autore di questi articoli! Ci sono poi applicazioni che modificano le facce aggiungendo età e, perfino, cambiandone il genere sessuale e che in questi periodi di acceso dibattito transgender, furoreggiano nel socialnet.
Sappiamo inoltre che grandi impegni finanziari vengono attualmente investiti per ottimizzare la resa delle immagini, e specialmente dei volti, per le ‘videocall’, le chiamate e le riunioni in video conferenza che, a causa della pandemia, hanno avuto straordinaro sviluppo. Ne abbiamo già accennato (vedi: A Volo di Civetta 13) al funzionamento di tali applicazione che fanno massiccio uso di Intelligenza Artificiale (AI). La tecnologia che la sostiene però, era già piuttosto avanzata nei programmi di ‘riconoscimento facciale’ usati per motivi di sicurezza criminale e ambientale, che vediamo riprodotte in moltissime fiction, o dalle stesse piattaforme social per questione di privacy, avvisandoci quando la nostra immagine viene usata senza il nostro consenso.
Evidentemente tutto ciò è strettamente connesso con determinati sviluppi tecnologici, ne sono talvolta causa e talaltra conseguenza. Ne discute approfonditamente, in un suo libro di prossima uscita, S. Arcagni dell’Università di Palermo che disquisisce su ogni aspetto tecnologico dell’immagine in generale e delle facce in particolare, con speciale riferimento alla ripresa cinematografica.
Proprio in merito alla tecnologia cinematografica e televisiva, sta facendo molto discutere una nuova startup inglese, Flawless, che consente di sincronizzare, rifacendolo completamente grazia all’AI, il movimento labiale in base alla lingua del doppiaggio. Capita a tutti di notare, nei film o serie, l’incorenza fra ciò che viene detto in doppiaggio ed il movimento della bocca dell’attore ripreso. Per adesso l’applicazione si limiterebbe a ciò, ma l’azienda che la produce non esclude che in seguito potrebbe intervenire anche per altri tratti espressivi del volto secondo la tecnologia del ‘deepfake’, già piuttosto sviluppata, che permette di far dire ad un personaggio cose che non ha mai detto, imitandone la voce e ricostruendone artificialmente la mimica facciale. L’operazione ha, al momento, costi elevati, tant’è che viene utilizzata da imprese che ne possono sopportare il peso economico, come ad esempio quella pornografica che “monta” volti di personaggi noti ad attori di poco conto. Ma, con la costante diminuzione dei costi digitali, è prevedibile che essi si ridurranno in breve tempo e diventeranno di più facile accessibilità.
Insomma pare proprio che la nostra faccia, che da sempre è stata indice indubitabile della nostra stessa identità, perderà tale prerogativa e, in qualche modo, ciò sta già avvenendo a vantaggio dell’Identità Digitale (ID) che la sta sostituendo per molte, importanti, occorrenze.