di Giovanni Vitale
Acquistare in Rete, dalle innumerevoli piattaforme che ne dispongono le funzioni, è ormai una pratica alla portata di tutti, tanto più diffusa a causa del lockdown.
Ciò ha comportato, da parte dei venditori, una sempre maggiore attenzione per la sicurezza degli acquirenti. Ma, purtroppo, ha comportato un altrettanto affinamento anche nella maestria da parte di ladri e truffatori: in linea di principio non c’è barriera (firewall) che gli esperti haker non siano in grado, prima o poi, d’aggirare!
In effetti, il commercio digitale (e-commerce) ha avuto un’accelerazione formidabile nell’ultimo anno, a qualsiasi livello e per ogni settore merceologico. Dal rivenditore alimentare e di abbigliamento ai servizi bancari, dalle prestazioni artigianali ed industriali a quelle formative e, perfino, religiose ed istituzionali. Non c’è ambito della nostra vita, commerciale e sociale, che non sia stata toccata e modificata digitalmente più o meno profondamente. Ma tutto ciò sta avendo un costo: sono anche incrementati gli abusi dei disonesti.
Personalmente, da sempre, sono solito acquistare online con molta accortezza. Uso una carta acquisti prepagata, che carico all’occorrenza, e l’appoggio ad una piattaforma specializzata, quella più comune (PayP…). Ciò mi ha sempre salvaguardato da spiacevoli inconvenienti, dato che è la piattaforma che garantisce e risponde del buon esito della transazione. Poco tempo fa, ahimè, in un momento di confusa dabbenaggine, ho invece fatto un acquisto di poco, meno di 2 euro, con la normale carta di credito e, voilà, ne è seguito il furto. Come recita un vecchio detto: il furbo perisce nella stupidità…
Chi ci è passato sa bene quanto ciò che ne segue sia fastidioso oltre al danno economico che però, a seconda delle circostanze, si riesce magari parzialmente a recuperare.
Ma va considerato il tempo che si perde e le incombenze che ne derivano, oltre alla pessima figura che si fa in uno al compatimento da parte di chi ci deve assistere nelle varie fasi. C’è da bloccare la carta di credito e sporgere denuncia alle autorità competenti, cioè alla Polizia Postale; avviare la procedura per riattivare la Carta, più macchinosa se si vuole mantenere i precedenti IBAN e conto corrente di riferimento. C’è poi l’attesa, più o meno lunga, per riottenere ed abilitare la carta sostituta. Insomma niente di impossibile, ma certamente tutta una serie di adempimenti noiosi se non proprio seccanti. Fatta salva l’incompetenza dell’impiegato in cui ci si può, a colmo di sfortuna, imbattere. Come dire: oltre al danno la beffa!
Va detto che, proprio a causa del dilagare di simili problematiche, il personale che ci assiste in merito è sempre più edotto ed efficiente nel trattare la questione. Nel mio caso, dal Call-center (numero verde dedicato) allo sportello ‘front-end’ dell’istituto di credito dove la pratica va espletata, alla polizia di zona, ho avuto buone interazioni, a parte qualche tollerabile défaillance, che mi hanno permesso di giungere al buon fine della questione in pochi giorni. Ma non posso esimermi dal rivolgere l’invito a chi legge di guardarsi con somma accortezza dal compiere sciocchezze come quella suddetta e di usare ogni prudenza possibile per gli acquisti online. Per dire, come lo si fa quando si conta il denaro prima di porgerlo a qualsiasi veditore, specialmente se ambulante e del quale perderemmo facilmente le tracce.



