PALERMO (ITALPRESS) – “C’è la mia disponibilità a contribuire con le mie idee e la mia esperienza gestionale e amministrativa alla elaborazione di una proposta progettuale per la città. Le auto-candidature non servono, creano solo contrasti e divisioni. Al contrario servono un progetto, con chiarezza e condivisione degli obiettivi che si intendono raggiungere, unità e tempestività. In questo senso sono disponibile”. A dirlo Fabrizio Micari, docente universitario ed ex rettore dell’Ateneo di Palermo, parlando nel corso di un’intervista all’Italpress della possibilità di “scendere in campo” in vista delle Amministrative della prossima primavera nel capoluogo siciliano. “E’ veramente importante che si cominci ad articolare un progetto politico per questa città il più velocemente possibile – sottolinea Micari -. Quello che ho visto finora in questo inizio di campagna elettorale è la proposizione di nomi, una serie di autocandidature che servono solo per cominciare a marcare il territorio e per affermare la propria esistenza nell’ambito di un ragionamento che si articolerà nelle prossime settimane. Ancora non ho visto una chiara ed evidente analisi delle problematiche che esistono e che vanno affrontate”.
Secondo Micari la campagna elettorale “deve tenere conto di tutte le problematiche ben evidenti a tutti quanti: c’è un problema di gestione complessiva della città da affrontare, dalle strade ai cimiteri, alla mobilità, al decoro urbano”.
Le prossime elezioni segneranno di fatto la fine dell’era targata Leoluca Orlando, per Micari “c’è una grandissima e positiva eredità culturale, di città diversa rispetto a quella che era prima. C’è un patrimonio importantissimo che rimane e che andrebbe trasferito e portato avanti da un punto di vista di alcuni cardini: la Palermo capitale della cultura, della legalità, città accogliente, inclusiva, internazionale. Venivamo dall’essere capitale della mafia e siamo diventati capitale della legalità e della cultura: questo non va dimenticato. Questo non significa che non si debba provare ad affrontare anche tutta una serie di altre problematiche che questa città ha, con una capacità di amministrazione importante”.
Nel 2017 Micari tentò la ‘scalatà alla presidenza della Regione, candidandosi con il centrosinistra: l’esito delle urne non è stato soddisfacente, ma si è trattato comunque di un’esperienza “estremamente importante e molto interessante”. “Io sono sempre stato uomo di Università, quell’esperienza – ha spiegato – nacque dal fatto di avere compreso che l’obiettivo della mia vita – dedicarmi ai giovani, alla loro crescita, e attraverso loro favorire la crescita del territorio – potevo centrarlo avendo un numero di leve in mano in più. L’ho fatto con grande entusiasmo. Così come, quando si è conclusa la campagna elettorale, con l’esito che conoscete, sono tornato a occuparmi con gioia dell’Università. E’ chiaro che un’esperienza politica di quel genere ti apre a tutti i mondi, dà una visione più complessiva della società e dei suoi problemi, che è assolutamente impagabile. E da lì ci si rende davvero conto dei problemi veri di questa regione, che sono sotto gli occhi di tutti. Il lavoro, la crescita sociale ed economica, la povertà che esiste in ampie parti delle popolazioni”.
L’Università di Palermo che Micari ha lasciato in eredità poco più di un mese fa al suo successore, Massimo Midiri, “è in piena salute”. “Tutti gli indicatori fondamentali, il più importante di tutti il numero degli studenti, sono in continua crescita; siamo riusciti a rinnovare il personale, con tantissime assunzioni e promozioni nel corso dei sei anni; c’è stata una continua crescita dei finanziamenti da parte del Ministero, una situazione di bilancio assolutamente solida, nell’ultimo anno abbiamo registrato un utile importante; abbiamo realizzato un ottimo rapporto con il territorio e con la città, e non solo con Palermo: vedo che l’idea di Università della Sicilia occidentale si sta riprendendo. Credo sia stata un’esperienza positiva in un periodo buono, e soprattutto ritengo che il brand dell’Università, il modo in cui l’Università viene vissuta nella sua città, sia molto migliorato in questi anni”.
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