Leonforte. “A Leonforte subito un elicottero del 118 fisso e ambulanze medicalizzate ogni 3000 abitanti. Guardie mediche ogni 3000 abitanti, medici di base con meno pazienti e impegnati nella prevenzione. Allora si che potremmo accettare di trasformare l’ospedale in qualcos’altro, magari un centro di eccellenza”. A dirlo è Armando Glorioso, sindaco di Nissoria, il Comune vicino che con Assoro e Agira è tra i più interessati alle sorti del Ferro Branciforti Capra di Leonforte, sempre al centro di trame e indiscrezioni che lo indicano come prossimo al ridimensionamento, se non addirittura alla chiusura. Indiscrezione, quest’ultima, che è stata respinta in maniera piuttosto netta dall’assessore regionale alla Salute Ruggero Razza, nel corso di un incontro avuto appena un paio di giorni fa con il sindaco di Leonforte Carmelo Barbera.

La proposta alternativa di Glorioso punta a “salvare la salute dei cittadini del bacino dell’ospedale di Leonforte”.

“In tutti questi anni di lotte, io almeno 15, mi sono fatto una mia idea, ascoltando e cercando di capire i diversi punti di vista e le complicate ciniche leggi, ispirate al risparmio sulla salute e sulla scuola, unici settori dove tutti diventano parsimoniosi ragionieri – scrive Glorioso -. Lo Stato non è in grado di garantire cure in maniera capillare, come anche degli altri servizi, quali la Giustizia, la Sicurezza, gli apparati amministrativi vari. Non è solo una questione di soldi, ma anche di efficienza dei sistemi. La concentrazione della popolazione nelle aree metropolitane a discapito delle aree interne ha accompagnato e reso più evidente questo meccanismo”.

“In questo contesto dobbiamo salvare il salvabile, in attesa di tempi migliori. Un ospedale che sia degno di questo nome non possiamo averlo, né, con tutto il rispetto, potranno nel tempo resistere gli altri piccoli ospedali della provincia, Enna compresa, se non si potenzia. Ma non possiamo rinunciare al nostro diritto alla salute”.

“Sappiamo che per le cure non urgenti o specialistiche dobbiamo ricorrere ad altre strutture della nostra regione o addirittura fuori regione. E questo lo facciamo volontariamente perchè spesso non ci fidiamo dei nostri bravissimi medici (nemo propheta acceptus est in patria sua!, dai Vangeli) . Abbiamo però il problema delle urgenze/emergenze. Queste devono essere garantite. A me non interessa come, ma voglio che un cittadino di Nissoria, Leonforte, Assoro, Agira, Gagliano, o solo qui di passaggio, abbia la stessa possibilità di essere soccorso di un cittadino di Catania, Palermo, Roma, Milano, Verona etc. La Repubblica riconosce a tutti i cittadini italiani il diritto alla salute, art 32 Cost. Allora la mia proposta è questa. Volete chiudere l’ospedale e il pronto soccorso? Io voglio in cambio: almeno 1 ambulanza medicalizzata ogni 3000 abitanti per tutto il comprensorio; 1 elicottero di stanza a Leonforte pronto a decollare e trasferire i pazienti più gravi che necessitano cure più veloci, con personale adeguato a bordo in abbinamento con le ambulanze medicalizzate”

“Voglio che i cittadini siano curati negli ospedali più grandi e attrezzati della Sicilia di Catania, che è la nostra provincia di elezione, di cui una volta facevamo parte. Poi le guardie mediche: ripristinare le guardie mediche, ma con medici capaci di dare qualche punto. Infine, i medici di base :hanno troppi pazienti, sono ormai ridotti a fare gli scribacchini. Su questo la Sanità regionale potrebbe intervenire anche nel resto della Regione, ma qui sperimentalmente, aumentandone il numero e dando programmi e obiettivi di salute pubblica non di contenimento della spesa per farmaci ed esami. Questa si conterrebbe così facendo in automatico. Perché la spesa sanitaria si contiene con la prevenzione, che si può fare solo con un rapporto logico proporzionato tra il medico e il numero di assistiti”.

“Non credo che le mie proposte siano assurde. Se garantiamo un sistema di emergenza alternativo ad un Pronto Soccorso allora possiamo rinunziare all’ospedale e trasformare questo in un centro specializzato di qualche patologia che non c’è in Sicilia, o in qualcosa di simile. Inoltrerò queste mie idee, qui sommariamente descritte, nelle forme e nei modi corretti ai miei colleghi sindaci e alla Regione e alla direzione generale dell’Asp”.