di Irene Varveri Nicoletti

LEONFORTE – L’alba del 17 febbraio ha consegnato a Napoli una delle immagini più dolorose per la sua vita culturale recente: il Sannazaro, storica istituzione teatrale nel quartiere Chiaia, avvolto dalle fiamme. Il rogo, sviluppatosi nelle prime ore del mattino, ha provocato il crollo della cupola e gravi danni alla struttura interna, costringendo all’evacuazione di numerose abitazioni vicine e impegnando per ore i vigili del fuoco.

Non si registrano vittime, ma il bilancio culturale e simbolico appare pesante. Le indagini sono in corso per chiarire le cause dell’incendio, mentre la città si interroga sulla perdita temporanea di uno dei palcoscenici più rappresentativi della città. A colpire l’opinione pubblica, oltre alle immagini del fumo visibile da diversi punti della città, sono state soprattutto le lacrime della direttrice artistica del teatro Lara Sansone, segno di un dolore che ha superato la dimensione professionale per diventare umano e collettivo.

Fondato nell’Ottocento, il Sannazaro rappresenta uno dei luoghi storici della tradizione teatrale napoletana. Generazioni di attori e spettatori hanno attraversato il suo palcoscenico, rendendolo un punto di riferimento stabile per la vita culturale della città. Per questo l’incendio non è stato percepito come un semplice fatto di cronaca, ma come una perdita identitaria. Perché ilteatro, nella sua essenza, non è solo uno spazio fisico, ma un luogo dimemoria collettiva, di incontro e partecipazione civile e quando si fermainterrompe il dialogo tra artisti e cittadini.

A sottolinearlo è anche l’assessora alla cultura del Comune di Leonforte, Sabrina La Ferrara, che ha voluto affidare al nostro giornale un messaggio di vicinanza alla città partenopea e al mondo teatrale colpito dall’incendio: «Il rogo del Teatro Sannazaro di Napoli non è solo un triste evento di cronaca o un danno materiale, è una ferita per tutta la cultura teatrale (e non solo) italiana. Le fiammehanno lasciato un vuoto che va oltre i danni materiali e oltre i confini della città napoletana. Ogni volta che uno spazio di aggregazione culturale viene colpito si rimane disorientati e increduli, è come perdere memoria e identità».

Il dolore di Napoli trova eco, dunque,anche nei centri dove il teatro vive sostenuto più dalla passione delle persone che da una struttura dedicata. È il caso di Leonforte, che da decennicoltiva un legame profondo con la cultura teatrale pur senza un teatro stabile: qui la tradizione nasce dalla comunità che dimostra da sempre un legame affettivo con il palcoscenico. Lo conferma la lunga storia del Premio Città di Leonforte, giunto alla sua 42ª edizione e già proiettato verso la 43ª: un percorso che racconta una continuità culturale significativa e la precisa scelta politica di investire nella cultura come elemento identitario.

In questo contesto, la sezione teatro del Premìo assume un valore particolare, perché testimonia la volontà di mantenere vivae sostenere la pratica teatrale anche in assenza di uno spazio permanente. Il premio città di Leonforte e le iniziative culturalihanno trasformato negli anni una passione in patrimonio collettivo. È una tradizionetangibile e concreta, costruita anche grazie all’impegno delle associazioni teatrali operanti nel territorioe dei cittadini sostenitori.

In questo contesto pertanto appare impossibile restare insensibili all’incendio del Sannazaro e alle lacrime della direttrice artistica napoletana che raccontano il dolore di chi vede colpita la propria casa artistica. Quel dolore parla anche a comunità lontane geograficamente e vicine nello spirito, come Leonforte, dove il teatro continua a essere scelto ogni anno come strumento di incontro e crescita civile.

Perché il teatro non vive soltanto nei palchi e nei sipari. Vive dove qualcuno decide di continuare a rappresentare storie davanti a un pubblico. E mentre Napoli guarda alla ricostruzione del suo storico Sannazaro, Leonforte immagina il proprio futuro culturale: non solo custodire una tradizione, ma darle finalmente una casa, affinché il teatro, già vivo nella comunità, possa trovare anche un luogo stabile in cui continuare a crescere. Leonforte esige un teatro.