di Irene Varveri Nicoletti

Catania. Teatro Metropolitan gremito in ogni ordine di posti per la replica pomeridiana di domenica 22 febbraio, della compagnia Nuovo Sipario che ha portato in scena la sua nuova pièce comica Ostriche e champagne di Carmelo Russo, adattata e diretta da Federica Amore, confermando il forte legame con il pubblico. Realtà teatrale molto conosciuta in Sicilia e particolarmente attiva nell’ennese, soprattutto a Piazza Armerina, la compagnia continua a proporre spettacoli dichiaratamente votati alla commedia brillante, costruiti per accompagnare lo spettatore dentro una serata di leggerezza, ma capaci anche di riflettere con ironia su debolezze e manie del nostro tempo.

La commedia, ambientata in un’atmosfera che richiama gli anni Settanta, sceglie consapevolmente la via della risata immediata, affidandosi a situazioni riconoscibili e a una comicità popolare capace di instaurare fin da subito un dialogo diretto con la platea.

Protagonista è il dottor Salvatore Danieli, interpretato da Turi Amore, uomo maturo dal passato sentimentale movimentato che decide di sposare la giovane Agata, ingenua solo in apparenza. È proprio nei primi dialoghi tra i due sposi che si concentrano alcune delle battute più applaudite della serata: “È vecchio, forse non ce la fa”, “L’uomo non invecchia”, “Colpa delle ostriche e champagne”, fino all’esilarante convinzione che “in Sicilia la prima notte di nozze dura due giorni”. Scambi brillanti che, fin dall’inizio, conquistano il pubblico tra risate e applausi spontanei. La luna di miele, tra ostriche e champagne evocati come simboli di vigore e seduzione, che dovrebbe sancire il trionfo della virilità maschile, diventa invece il punto di partenza di una clamorosa battuta d’arresto, probabilmente più digestiva che sentimentale, incrina subito le certezze del protagonista.

A complicare la situazione interviene la suocera Donna Milena, interpretata da Mirella Petralia, presenza scenica energica e dominante, che tenta di ristabilire l’equilibrio con soluzioni tanto decise quanto improbabili. È proprio attraverso il suo personaggio che l’idioma catanese trova uno dei momenti più gustosi della serata: la sua esclamazione “palummìa”, pronunciata con irresistibile naturalezza, diventa un elemento accolto con immediata ilarità dal pubblico. Accanto a lei si inserisce anche il giovane dottore, interpretato da Diego D’Arrigo, figura che alterna consigli professionali e slanci galanti, contribuendo ad accentuare il tono ironico della vicenda e a mettere ulteriormente in evidenza l’insicurezza del protagonista.

La commedia non si fonda sugli equivoci tradizionali, ma sulla progressiva esposizione al ridicolo di un uomo costretto a confrontarsi con i limiti del tempo. Ed è qui che lo spettacolo trova il suo nucleo più interessante: la figura del maschio maturo viene smontata con ironia e trasformata quasi nel prototipo contemporaneo di un uomo che fatica ad accettare l’età che avanza e cerca conferme nella giovinezza altrui, inseguendo un’eterna vitalità più immaginata che reale.

A rendere ancora più sottile il gioco teatrale contribuisce il fatto che i due protagonisti, Turi Amore e Federica Amore, siano padre e figlia nella vita. Un elemento che amplifica il contrasto scenico e rende ancora più paradossale la dinamica della coppia, accentuando il continuo rimando tra finzione e realtà.

Attorno a loro si muovono personaggi ben caratterizzati, tra cui spicca il cameriere impiccione e dichiaratamente omosessuale, interpretato da Raffaele Costanzo, vero motore di molti momenti comici grazie a interventi puntuali e insistiti che conquistano facilmente la platea. Esilarante anche l’apparizione della massaggiatrice spagnola, interpretata da Martina Laudani, che irrompe in scena tra movenze di flamenco e accento andaluso, trasformando la sequenza in uno dei passaggi più caricaturali e divertenti dello spettacolo.

Accanto ai comprimari completano il cast Salvo Scuderi e Adele Ferlito, interpreti che contribuiscono con efficacia alla costruzione corale della messinscena, sostenendo le dinamiche comiche e arricchendo la varietà dei caratteri.

La regia accompagna gli attori senza sovrastrutture, privilegiando la comicità diretta e l’uso dell’intercalare dialettale, elementi che rafforzano la resa scenica. Le risate arrivano frequenti e spontanee, confermando l’efficacia di un teatro che punta sull’immediatezza comunicativa.

Dietro il divertimento affiora però una lettura più sottile: l’uomo contemporaneo, incapace di accettare il naturale scorrere del tempo, finisce per diventare egli stesso oggetto di ironia. Il protagonista non è soltanto vittima di una disavventura matrimoniale, ma simbolo di una mascolinità che teme l’invecchiamento e tenta ostinatamente di sfidarlo, salvo poi ritrovarsi, con inevitabile comicità, a fare i conti con la realtà.

Applausi finali convinti per uno spettacolo leggero ma specchio dei nostri tempi, capace di trasformare la fragilità umana in occasione di sorriso condiviso e di confermare, ancora una volta, il rapporto solido tra la compagnia e il pubblico catanese.