di Irene Varveri Nicoletti

LEONFORTE – Si è svolto al Cinevolution di Leonforte, nelle serate del 20, 21 e 22 marzo, il secondo appuntamento della terza rassegna dedicata a Lorenzo Di Giunta, che ha visto in scena la compagnia “4 Atti” con lo spettacolo “Tra moglie e marito c’è sempre… un cactus”. Un gruppo nuovo all’interno della rassegna, ma già ben inserito nel contesto delle realtà teatrali locali, capace di dialogare con il pubblico e con le altre compagnie attraverso uno spettacolo vivace e articolato, sospeso tra comicità e suspense.

La pièce si presenta come una commedia dai risvolti thriller, ambientata interamente all’interno di un appartamento: quello di un ignaro poliziotto tradito, al centro di una trama che si sviluppa tra equivoci, momenti brillanti e un epilogo segnato da un omicidio. Gli interpreti, pur operando in ambito amatoriale, portano in scena esperienze già maturate nel tempo. Katia Nannavecchia e Serafino Forno provengono dall’Accademia del Musical, mentre Giuseppe D’Angelo, musicista, ha già avuto esperienze teatrali e in questa occasione ha offerto anche un breve momento canoro. Flora Buono, protagonista, è un volto già noto al pubblico per precedenti prove nella prosa.

La regia di Katia Nannavecchia, presente anche sul palco, costruisce uno spettacolo dal ritmo scorrevole, giocato su un’alternanza di registri che unisce leggerezza e tensione, quest’ultima sottolineata anche da un uso efficace delle luci e dai momenti di sospensione scenica. Gli inserti dialettali e le variazioni linguistiche, tra cui un accento di matrice simil milanese della stessa regista, contribuiscono a vivacizzare i dialoghi e a caratterizzare i personaggi.

Nel complesso, lo spettacolo risulta ben amalgamato e sostenuto da una buona intesa tra gli attori, che riescono a restituire con naturalezza sia i momenti più comici sia quelli più narrativi. Pur in ambito amatoriale, lo spettacolo è sostenuto dall’impegno e dall’affiatamento del gruppo che si muove con buona coralità. Particolarmente apprezzabile la prova di Flora Buono, che accompagna il pubblico verso un finale dai toni più intensi, offrendo una chiusura che aggiunge una sfumatura quasi lirica a una storia che, pur giocando sul tema del tradimento, lo rilegge in chiave ironica e paradossale. Le “corna” diventano qui anche uno strumento narrativo per affrontare il desiderio di genitorialità.

Merita una menzione anche Serafino Forno, che si distingue per la poliedricità scenica e per l’uso dei travestimenti, elementi che arricchiscono il ritmo dello spettacolo e ne potenziano la componente comica. Giuseppe D’Angelo conferma invece una presenza scenica solida, impreziosita dal già citato momento musicale, inserito con naturalezza all’interno della narrazione e che strappa un applauso convinto. Da segnalare i costumi, vivaci e coerenti con il tono della messinscena, e una scenografia curata e ben costruita, tutt’altro che semplice, capace di definire con efficacia l’ambiente domestico in cui si sviluppa la vicenda.

Fondamentale, come sempre, anche il lavoro dietro le quinte: preziosa la presenza della suggeritrice Licia Licata, il cui contributo discreto ma determinante ha sostenuto lo svolgimento fluido dello spettacolo, ricordando quanto il teatro sia un’arte collettiva che vive anche grazie a chi opera lontano dai riflettori. Uno spettacolo che ha saputo intrattenere e coinvolgere il pubblico, confermando il valore delle compagnie locali e il loro contributo alla vitalità della rassegna. L’attenzione ora si sposta al prossimo appuntamento dell’ Associazione teatrale Skenè 33, nel segno di una stagione teatrale che continua a offrire spunti e partecipazione.