di Irene Varveri 

LEONFORTE – Tre serate all’insegna del divertimento e della partecipazione hanno animato il Cine-Teatro Evolution di Leonforte il 29, 30 e 31 maggio con la rappresentazione di “Fatti, fatturi e fattazzi”, commedia popolare in tre atti del drammaturgo campofranchese Pino Giambrone. Lo spettacolo è stato inserito nel cartellone della Terza Rassegna Teatrale “Lorenzo Di Giunta” e ha registrato una calorosa risposta del pubblico.

A portare in scena l’opera è stata la compagnia amatoriale leonfortese “Il Conoscersi”, che ha colto l’occasione per celebrare un importante traguardo: i vent’anni di attività, dal 2006 al 2026. Un anniversario festeggiato sul palcoscenico insieme alla comunità cittadina che da anni segue e sostiene il percorso del gruppo.

La commedia attinge alla tradizione popolare siciliana, giocando sul tema delle “fatture”, intese come sortilegi, malocchi e credenze tramandate dalla cultura contadina. Ambientata nei primi anni Quaranta in un piccolo centro dell’entroterra isolano, la vicenda ruota attorno a Vicè Tuffu, interpretato da Nino Mannarà, un astuto ciarlatano che esercita l’attività di maaro (mago) e vive vendendo intrugli e rimedi dietro compensi in denaro o in natura.

Al suo fianco opera la moglie Angilina Salemi, interpretata da Melania Digregorio, che partecipa con convinzione alle pratiche di maaria fino a credere lei stessa nell’efficacia dei presunti sortilegi. Completano il cast Nino Laneri (Pitirinu), Liliana Ciurca (Anninedda), Antonio Spataro (Don Tano Caresta), Ciccio Bruno (Sasà), Enza Lo Grasso (Donna Filumena Casciotta), Concetta Spataro (Rosina), Maria Catena Lo Pumo (Ciccia), Antonio Leonforte (Niria Stranu), Tania Santoro (Nunziatina Tirragghia) e Giovanni Doro (Cecè Culonna).

L’intreccio prende forma attraverso le vicende dei clienti del mago. Da una parte Cecè Culonna, desideroso di avere un figlio dalla moglie Nunziatina dopo cinque anni di matrimonio; dall’altra Niria Stranu, convinto di essere tradito dalla moglie Ciccia e deciso a farle confessare tutto nel sonno grazie a una pozione. Un errore di Angilina provoca però lo scambio delle due misture. Nonostante l’equivoco, gli effetti si rivelano sorprendentemente favorevoli per entrambi.

Parallelamente si sviluppa la storia di Rosina e Sasà, figli rispettivamente di Donna Filumena Casciotta e Don Tano Caresta. I due giovani fingono strani malesseri per opporsi ai matrimoni combinati progettati dalle famiglie. Frequentando lo studio del mago, finiscono per confidarsi e innamorarsi. Scoperti da Vicè Tuffu, ottengono il suo aiuto a patto di continuare la recita. Il finale vedrà così trionfare l’amore e il buon senso sulle superstizioni e sulle imposizioni familiari.

Tra formule recitate in versi, equivoci irresistibili e situazioni al limite dell’assurdo, la commedia ha mantenuto un ritmo allegro per tutta la durata della rappresentazione. Particolarmente apprezzato dal pubblico il tormentone «Raspa raspuso cu sta rattarola nesci fattura e nesci di fora», immancabilmente accompagnato dal tradizionale sputo scaramantico. Non sono mancati neppure episodi farseschi come la consegna di un tabbuto (bara) al posto di un lettino, equivoco destinato a suscitare risate e ilarità.

La regia di Filippo Vicino ha valorizzato la spontaneità degli interpreti, sostenuti dal lavoro della suggeritrice Barbara Sigge, contribuendo alla riuscita di uno spettacolo che ha coinvolto il pubblico dall’inizio alla fine.

Il momento più significativo delle rappresentazioni si è vissuto nella serata del 30 maggio, quando l’autore Pino Giambrone è salito sul palco per salutare gli spettatori e incontrare la compagnia. Lo abbiamo intervistato e, nel corso del colloquio, ha raccontato anche la genesi dell’opera, nata dall’osservazione di un mondo fatto di credenze popolari, superstizioni e figure che per anni hanno avuto un ruolo nella vita dei piccoli centri dell’entroterra siciliano.

«Il personaggio di Vicè Tuffu è frutto della mia fantasia, ma prende spunto da una persona realmente esistita nel mio paese che esercitava la professione di maaro», ha spiegato l’autore. «Da quella figura è nata l’idea della commedia. Anche alcuni episodi raccontati sulla scena si ispirano a fatti realmente accaduti, come la vicenda di Nunziatina Tirragghia e quella dei due giovani Rosina e Sasà, “malati” più della testardaggine dei genitori che di veri problemi».

Giambrone ha inoltre espresso parole di apprezzamento nei confronti della compagnia leonfortese: «Non conoscevo “Il Conoscersi” e ho accettato con piacere l’invito. Posso dire che sono stati bravissimi. Si vede che vent’anni di attività hanno portato maturità e consapevolezza. Hanno rispettato pienamente il carattere dei personaggi, restituendo sul palco l’identità che emerge dal mio copione».

Si chiude così un fine settimana di festa, applausi e partecipazione, che ha celebrato il ventennale della compagnia “Il Conoscersi” e confermato ancora una volta il valore del teatro amatoriale come occasione di incontro, condivisione e valorizzazione delle tradizioni popolari del territorio in seno alla rassegna “Lorenzo Di Giunta”.