di Irene Varveri

LEONFORTE – Un finale poetico e coinvolgente ha chiuso la terza edizione della rassegna teatrale “Lorenzo Di Giunta”. A calare il sipario sulla manifestazione è stato “Il Viaggio di Dorothy”, il nuovo spettacolo firmato da LAdM – L’Accademia del Musical, andato in scena il 6 e 7 giugno al Cineteatro Evolution di Leonforte davanti a un pubblico numeroso e partecipe. A impreziosire l’evento, la presenza di un ospite d’eccezione: il coreografo e ballerino Garrison Rochelle.

Lo spettacolo propone una fresca e suggestiva rivisitazione del celebre film del 1939 Il Mago di Oz, raccontando le avventure della giovane Dorothy che, insieme al fedele cagnolino Toto, viene catapultata da un tornado nel fantastico regno di Oz. Per fare ritorno a casa, la bambina intraprende il celebre cammino lungo la strada di mattoni gialli verso la Città di Smeraldo, dove spera di incontrare il potente Mago. Durante il viaggio incontra tre compagni destinati a diventare amici inseparabili: lo Spaventapasseri in cerca di un cervello, il Boscaiolo di Latta che desidera un cuore e il Leone Codardo alla ricerca del coraggio. Attraverso prove, ostacoli e scoperte, il racconto conduce il pubblico verso una riflessione senza tempo sul valore dell’amicizia, della fiducia in sé stessi e sulla consapevolezza che le risposte più importanti si trovano spesso dentro di noi.

L’allestimento è stato arricchito da musiche originali curate dal vocal coach Giuseppe D’Angelo, capaci di accompagnare e valorizzare ogni momento della narrazione. A creare la magia visiva hanno contribuito le scenografie di Antonio Maria, il meticoloso lavoro di trucco firmato da Alessia Russo, il parrucco di Antonella Di Giunta e una scelta di costumi vivaci e accuratamente studiati. Particolarmente apprezzato sulla scena il contributo di Silvia Nicolosi, che ha impreziosito la rappresentazione con suggestive performance di acrobatica aerea. Il coordinamento tecnico e l’acting coaching sono stati affidati a Serafino Forno, che ha garantito solidità e coerenza all’intera produzione.

Nel corso della nostra conversazione Garrison Rochelle ha espresso grande emozione, soffermandosi anzitutto sul legame umano e professionale che lo unisce alla regista, direttrice artistica e coreografa dello spettacolo, Katia Nannavecchia.

«Vedere Katia realizzare tutto questo mi riempie di orgoglio. L’ho conosciuta fin da piccolina, è stata prima una mia allieva e successivamente la mia assistente. L’ho vista letteralmente crescere passo dopo passo, fino a vederla sbocciare nella professionista straordinaria che è oggi. Katia è stata bravissima, ha messo su uno spettacolo incredibilmente coerente. I bambini si comportano già come dei piccoli professionisti sul palco ed è una gioia vederli; in questo mestiere la presenza e la cura del dettaglio, fin da piccoli, sono fondamentali». Tra le fila dei giovanissimi interpreti si sono distinti due o tre elementi di spicco – a partire dalla bravissima protagonista Alice Costa nel ruolo di Dorothy – che hanno mostrato un potenziale evidente per il futuro.

Lo storico mentore della televisione italiana ha poi voluto lanciare un messaggio forte e senza filtri ai giovani artisti, mettendoli in guardia dalle illusioni della modernità: «Viviamo in un’epoca social in cui spesso si tende a edulcorare la realtà. Oggi sembra che basti mostrare un po’ di rossetto e tanta apparenza per diventare milionari, ma la verità è che questi giovani non sanno poi come gestire la vita reale. Il successo immediato è un’illusione. La strada per la longevità artistica resta solo la gavetta, che significa studiare, studiare e ancora studiare, esattamente come facevo io. Non basta avere il talento: se hai talento ma sei uno “stupido” che non sa nemmeno cosa sta rappresentando sul palcoscenico, allora diventa un lavoro del tutto inutile. Per questo esorto i ragazzi a divorare i libri; io sono sempre stato un secchione, lo dico chiaramente, e bisogna essere colti e preparati per fare questo mestiere».

Garrison ha poi regalato una significativa lezione di umiltà e amore per la professione, rispondendo alla domanda sul suo rapporto con realtà locali come quella di Leonforte: «Io non faccio alcuna differenza. Nella mia carriera ho avuto la fortuna di vivere grandissime esperienze, anche negli anni d’oro in America, ma l’emozione che provo quando si accendono le luci è sempre la stessa perché l’arte è una sola e non cambia in base alla grandezza del teatro. Nel musical si affronta tutto in piena decenza: si è ballerini, cantanti e attori, e l’uno non deve essere da meno rispetto all’altro. Ci si trova davanti a un pubblico diverso rispetto ai grandi palcoscenici internazionali, ma alla fine l’arte resta sempre quella». In conclusione, il coreografo ha voluto applaudire proprio l’anima profonda dell’opera: «Quello che mi è piaciuto di più in assoluto di questo spettacolo è il suo messaggio, una storia bellissima e potente che ci regala la possibilità di sognare e che ci ricorda, soprattutto, che non si deve smettere di farlo mai, neanche da adulti». Una presenza prestigiosa, la sua, che incorona il lavoro di LAdM e regala alla rassegna “Lorenzo di Giunta” una chiusura di elevato spessore artistico, umano e sognante.