di Martina Bascetta
PIAZZA ARMERINA – Si fa presto a dire cento, un po’ meno a raggiungere il secolo di età. Ma, il piazzese, Filippo Lo Re, nato nel 1926, c’è riuscito proprio il 9 giugno, spegnendo cento candeline alla presenza dei figli, Lillo e Mario, dei nipoti e dei piccoli pronipoti. Con mente lucida, che lo ha accompagnato in questo lungo viaggio e che ancora oggi non l’abbandona, Lo Re racconta aneddoti, ora più lontani, ora più recenti della sua lunga vita. Tra i ricordi più duri la guerra, nel pieno della quale era diciassettenne: “Ricordo bene quel periodo. Con mio padre lavoravamo in campagna e, spesso, capitava di vedere le luci intermittenti degli aerei tedeschi perlustrare la zona. Prima che arrivassero gli americani, i nazisti fecero esplodere la polveriera. Io quel giorno stavo scappando con la mia famiglia, come tutti, verso la campagna. Andavamo verso la contrada Gruppazzi, dove si trovava uno dei nostri terreni agricoli, quando decisi di tornare al paese perché, nella foga di andar via, avevamo dimenticato alcune cose. Mi trovai lì quando la polveriera esplose e il boato fu così forte da frantumare i vetri delle case, comprese quelli della mia”.

Una ferita all’occhio sinistro, che gli compromise la vista sin dalla tenera età, non ha impedito a Lo Re di utilizzare la sua vespa ‘50, prima, e la c.d. Moto Ape, poi: “Ho guidato fino a 92 anni, poi, non mi hanno più rinnovato la patente, purtroppo. Ma posso dire con certezza di non aver mai fatto un incidente”, afferma orgogliosamente Filippo Lo Re, rivelando di aver esercitato il suo diritto di voto fino alla medesima età. Una vita non priva di sofferenze, quella vissuta del neo centenario piazzese, che, tra gli altri cari, ha assistito alla dipartita sia della prima moglie, deceduta in giovane età, che della seconda. La sua frequenza scolastica durò poco, a causa del lavoro campale per cui, stagionalmente, il padre Calogero richiedeva la sua assistenza: “Era novembre e frequentavo la quinta elementare quando incontrai il mio maestro per strada. Mi disse di ritornare a scuola accompagnato da un genitore, poiché avevo fatto molte assenze. Ma, non potei perché mia madre era malata da tempo e mio padre lavorava ininterrottamente per la raccolta delle olive. Così finirono i miei studi”.

Minatore fino a 50 anni e agricoltore finché ha potuto, Lo Re si è distinto per senso del dovere e grande forza di volontà; qualità che non lasciano spazio a banali formule di longevità.
“La vita è così: va come deve andare”, conclude saggiamente il neo centenario piazzese. Buon compleanno, zio Filippo, da tutti noi.



