di Irene Varveri 

LEONFORTE – Dal 19 al 22 giugno, il Cinevolution di Leonforte ha ospitato le quattro repliche di “Parenti e… Serpenti”, brillante commedia adattata e diretta da Fina Sciuto, proposta dall’Associazione Culturale Teatrale Nuovo Sipario. Un appuntamento che confermato il forte legame tra la compagnia leonfortese e gli appassionati di teatro della città.

Più che una semplice commedia degli equivoci, Parenti e… Serpenti è un brillante lavoro sulla natura umana, capace di alternare leggerezza, ironia e momenti di riflessione. L’eredità diventa il detonatore che mette a nudo sentimenti nascosti, trasformando gli affetti in interessi e facendo emergere quell’avidità che spesso si cela dietro le apparenze più rassicuranti. Dietro il pretesto della successione, però, la commedia racconta anche la solitudine della vecchiaia e il bisogno, mai sopito, di essere amati sinceramente per ciò che si è e non per ciò che si possiede. È proprio questa capacità di parlare con il sorriso delle debolezze dell’uomo a rendere il testo ancora oggi sorprendentemente attuale.

Il Nuovo Sipario conferma una delle caratteristiche che negli anni ne hanno contraddistinto il percorso: quella di rinnovarsi continuamente, accogliendo nuovi attori amatoriali accanto a volti ormai storici della compagnia. Una scelta che testimonia la volontà di fare del teatro anche un luogo di crescita e di formazione, offrendo a nuovi appassionati la possibilità di vivere l’esperienza del palcoscenico senza rinunciare al contributo di interpreti che rappresentano ormai un punto di riferimento del gruppo, come Giuseppe Di Blasi.

In scena si sono alternati Gaetana Capuano, Nadia Chinnici, Giuseppe D’Angelo, Giuseppe Di Blasi, Gaetana Gagliano, Nino Licata junior, Giada Milazzotto, Filippo Piave, Miriam Sanfilippo e la stessa Fina Sciuto, dando vita a una commedia corale nella quale ciascuno, con l’entusiasmo e la passione propri del teatro amatoriale, ha contribuito alla costruzione delle dinamiche familiari che animano la vicenda.

Tra le interpretazioni, quella di Fina Sciuto si distingue per esperienza e naturalezza scenica, mentre una menzione particolare va al giovanissimo Nino Licata junior, che ha affrontato con coraggio una prova impegnativa, mettendosi in gioco davanti al pubblico e dimostrando una promettente disponibilità al lavoro teatrale.

In un allestimento accurato, sono proprio i costumi ad assumere una funzione drammaturgica: non accompagnano semplicemente i personaggi, ma ne anticipano o ne svelano l’identità, trasformandosi in un linguaggio parallelo alla parola e contribuendo a definire il tono della narrazione.

Nel primo atto, le due aspiranti ereditiere indossano abiti verdi, colore che sembra evocare la speranza di ottenere l’agognata eredità. Nel secondo atto, però, quei costumi si trasformano, lasciando comparire evidenti pennellate di rosso, quasi a suggerire che quella speranza si sia ormai contaminata con ambizioni più oscure e con la disponibilità a qualsiasi espediente pur di raggiungere il proprio scopo. Fa eccezione Rita, la più lucida e calcolatrice delle tre, che continua a vestire di nero: una scelta cromatica che accompagna efficacemente il suo ruolo di mente fredda nelle esilaranti quanto improbabili pianificazioni degli omicidi.

Nella caratterizzazione di Giorgetta, invece, la prima apparizione richiama l’Olivia di Braccio di Ferro: l’acconciatura e l’abbigliamento ne accentuano l’apparente ingenuità e fragilità. Una scelta che rende ancora più sorprendente la metamorfosi del personaggio, destinato a rivelarsi il vero “serpente” della storia. L’utilizzo delle parrucche e di alcuni elementi volutamente caricaturali conferisce inoltre ai personaggi un tratto quasi fumettistico, evocando l’immaginario del cartone animato e accompagnando con leggerezza il tono grottesco della commedia.

Tra i momenti più divertenti spiccano le scene affidate al notaio, interpretato da Giuseppe D’Angelo, personaggio costruito attraverso una comicità fatta di dettagli. Dal cuore stampato sui boxer, che compare in una delle situazioni più esilaranti, fino al maldestro tentativo di corteggiare quella che crede essere una giovane donna, ignaro che sotto l’eccentrico abito rosso e la vistosa parrucca amaranto si nasconda in realtà il marito di una delle ereditiere: un equivoco che suscita spontanee risate e contribuisce a mantenere vivace il ritmo della rappresentazione.

La regia sceglie una messa in scena lineare, lasciando che siano soprattutto il testo e i dialoghi a sostenere l’evoluzione della vicenda. Merita un plauso anche la scenografia realizzata da Salvo Stella, capace di ricreare con gusto un ambiente domestico elegante e perfettamente funzionale all’azione scenica. Un allestimento curato nei particolari, mai invasivo, che accompagna la narrazione con discrezione e contribuisce a valorizzare il lavoro degli attori amatoriali.

Il pubblico ha seguito ha accompagnando con frequenti risate i momenti più brillanti e ha tributando calorosi applausi alla compagnia al termine dello spettacolo.

Eppure, il sipario non cala con una nota di disincanto. Dopo aver smascherato egoismi, opportunismi e ipocrisie, la commedia lascia spazio a un messaggio di speranza: anche quando tutto sembra perduto, la vita può ancora sorprendere. L’anziana protagonista, che aveva escogitato il singolare stratagemma della falsa morte per conoscere il vero volto dei propri familiari, finisce infatti per trovare ciò che forse non cercava più: la possibilità di un nuovo amore, incarnata proprio dalla figura del notaio. Un epilogo che restituisce alla vicenda un sorriso autentico e ricorda come, anche dopo le delusioni più profonde, il cuore possa ancora riservare inattese occasioni di felicità.

Con Parenti e… Serpenti, il Nuovo Sipario rinnova il proprio impegno nel mantenere viva la tradizione teatrale leonfortese, continuando a coniugare l’esperienza dei suoi interpreti storici con l’entusiasmo di nuovi attori amatoriali. Una compagnia che dimostra come il teatro, prima ancora che spettacolo, sia scuola di condivisione, passione e crescita umana.

Perché, in fondo, il teatro continua a fare ciò che sa fare meglio: divertire, far riflettere e ricordarci che, dietro ogni maschera, si nasconde sempre un frammento della nostra umanità.