12. Crisi climatica e alimentazione

La crisi climatica è nel tuo piatto. Vi proponiamo una speciale guida olistica e nutraceutica per sopravvivere (con gusto) all’Antropocene.

Se, guardando la vostra insalata, avete l’impressione che le foglie di lattuga stiano iniziando a sudare, non è suggestione. È la crisi climatica che ha deciso di sedersi a tavola con voi. Fino a qualche anno fa pensavamo che il riscaldamento globale fosse una faccenda di orsi polari rimasti senza ghiaccio o di bizzarri scienziati geopolitici. Oggi, invece, basta dare un’occhiata al carrello della spesa: l’olio extravergine d’oliva costa come un profumo di nicchia, i pomodori hanno la pelle dura per difendersi dalle ondate di calore e il basilico soffre di ansia da prestazione idrica.

Il cibo non è solo carburante e non è solo «ambiente». In una visione olistica, la Terra è un macrocosmo e il nostro corpo è un microcosmo: ciò che accade fuori si riflette inevitabilmente dentro, accanto a noi tutti. Produrre ciò che mangiamo genera circa un terzo delle emissioni globali di gas serra. Questo significa che la forchetta è diventata un’arma di distruzione di massa o, se giochiamo bene le nostre carte, il più potente strumento nutraceutico di guarigione planetaria e personale, solo personale.

Ecco come trasformare il vostro pranzo in un atto di resistenza climatica e benessere vibrazionale, senza perdere l’ironia.

Il dramma della Dieta Mediterranea (e il collasso del pomodoro)

Siamo cresciuti con il mito della Dieta Mediterranea, patrimonio UNESCO e pilastro della longevità. Peccato che il «Mediterraneo» stia bollendo. Le storiche ondate di calore, le grandinate estive e la siccità prolungata stanno decimando le colture italiane, dal frumento duro per la pasta ai pomodori, fino alle nocciole e alle olive.

La chicca nutraceutica: quando una pianta subisce uno stress termico o idrico estremo, attiva dei meccanismi di difesa producendo più fitocomplessi e molecole antiossidanti (come i polifenoli) per non morire. In pratica, una pianta «stressata» dal clima potrebbe teoricamente essere più ricca di molecole terapeutiche, ma produce pochissimi frutti, minuscoli e a prezzi astronomici, come ci stiamo accorgendo in questo periodo, cercando di riempire il vostro e il nostro carrello della spesa. Non possiamo curarci con l’estratto di un pomodoro sopravvissuto a un’apocalisse se poi l’agricoltura collassa. Ve ne pare?

L’approccio olistico: smette di pretendere la perfezione estetica. Il pomodoro geometricamente perfetto, lucido e disponibile a dicembre è un insulto biologico che surriscalda il pianeta. Abbraccia l’ortaggio asimmetrico e ammaccato: vi assicuro che è meglio; ha lottato, ha carattere e ha più energia vitale.

Andiamo avanti con più legumi, meno ansia (per te e per l’atmosfera)

Nel senso che questi cibi ci fanno stare meglio e producono, allo stesso tempo, meno spreco di energia per essere prodotti.

Se c’è un superfood nutraceutico capace di salvare i nostri colon e i bilanci di carbonio del pianeta, quello è la famiglia dei legumi. Ridurre il consumo di carne ed eliminare gli allevamenti intensivi è la prima mossa per tagliare il metano atmosferico. Ma passiamo alla biochimica olistica del perché i legumi sono magici.

La chicca agronomica e spirituale: i legumi sono piante «azotofissatrici»: significa che hanno una partnership simbiotica sotterranea con dei batteri che prendono l’azoto dall’aria e lo regalano al terreno, fertilizzandolo gratis, senza bisogno di chimica derivata dal petrolio. Praticamente fanno meditazione profonda e arricchiscono la Terra.

Il beneficio nutraceutico si ritrova nell’essere ricchi di fibre prebiotiche che nutrono il microbiota intestinale. Un microbiota felice produce acidi grassi a catena corta (SCFA) che riducono l’infiammazione sistemica e stimolano la produzione di serotonina (l’ormone del buonumore). Meno carne e più ceci uguale a meno eco-ansia e intestino regolare.

Andiamo avanti con i famosi grani antichi e la geometria sacra del pane

Il grano moderno è stato nanizzato e modificato radiologicamente negli anni ’70 per resistere ai fertilizzanti chimici e produrre tonnellate di glutine supertenace, perfetto per i macchinari industriali. Peccato che questo grano soffra tantissimo la siccità moderna e richieda tonnellate di acqua e chimica.

Scegliere pane e pasta da grani antichi o tradizionali, come il Senatore Cappelli, la Tumminia e il monococco, cambia tutto.

Avendo radici profonde, queste piante vanno a pescare minerali rari nei banchi di terra più profondi e incontaminati, arricchendosi di zinco, magnesio e ferro. Inoltre, la struttura del loro glutine è più ancestrale e digeribile, evitando l’infiammazione da «intestino gocciolante» (leaky gut). Mangiare un pane simile, sul serio, guarisce l’economia locale e lo stomaco.

Adattogeni per umani surriscaldati

Infatti, come possiamo notare, il clima impazzito altera i nostri ritmi circadiani e alza i livelli di cortisolo (l’ormone dello stress). La nutraceutica olistica ci corre in aiuto con le piante adattogene, organismi vegetali che hanno imparato a sopravvivere in climi ostili (sui picchi della Siberia o sulle alture delle Ande) e che insegnano al nostro corpo a fare lo stesso.

Pianta adattogena Superpotere climatico/nutraceutico
Rhodiola rosea Aiuta a gestire la fatica mentale da «eco-ansia» e migliora la resistenza fisica al caldo estremo.
Ashwagandha Abbassa il cortisolo, placa il sistema nervoso simpatico e aiuta a dormire quando fuori ci sono 30 gradi a mezzanotte.
Fungo Reishi Regola il sistema immunitario stressato dall’inquinamento atmosferico e dai pollini fuori stagione.

Vi proponiamo il menu della resilienza: come agire da subito per difendersi.

Non serve trasferirsi in una comune eco-chic in mezzo ai boschi per fare la differenza. Bastano piccoli shift metabolici e mentali direttamente nella tua cucina.

Fai la spesa al contrario. Guarda cosa offre il piccolo produttore locale oggi, non la lista della spesa che hai deciso di testa tua per il tuo fabbisogno personale e familiare. Se c’è siccità e i broccoli non sono cresciuti, si mangia la cicoria spontanea.

Cerca di riscoprire le fermentazioni selvagge, come i crauti, il kimchi e il kefir, autoprodotti: sono alleati nutraceutici pazzeschi. Conservano i cibi senza bisogno di consumare l’energia elettrica dei congelatori e colonizzano il tuo corpo di batteri pronti a tutto.

Smetti di sprecare: un terzo del cibo globale finisce nella spazzatura, generando metano nelle discariche. Onora l’energia che è servita per far crescere quella zucchina. Se è un po’ avvizzita, diventa un ottimo passatone speziato con la curcuma (un potentissimo antinfiammatorio nutraceutico).

Mangiare in modo olistico oggi non significa solo contare le calorie o i macronutrienti, ma comprendere l’interconnessione profonda tra la salute delle nostre cellule e la salute del suolo. Ogni volta che mastichi qualcosa di pulito, locale, vegetale e biologico, stai letteralmente rinfrescando il pianeta e spegnendo l’incendio dentro di te. Augurandovi buon appetito consapevole, ci fermiamo qui.

Confidando in voi.