di Giovanni Vitale
Il problema, spesso dato per scontato a seguito della famosa definizione mcluhaniana, sottintende in realtà alcuni dei quesiti intorno a cui si arrovella da sempre la sociologia della comunicazione: in che misura la comunicazione interagisce con la tecnologia? Ovvero, la comunicazione è astratta rispetto agli strumenti e/o ai canali che ne consentono la pratica?
A chi non è avvezzo con tali problematiche, essi possono risultare astruse e, perfino, fuorvianti: un conto è il messaggio altro è il canale.
Dal punto di vista della logica di base la distinzione è netta, per la Teoria matematica della comunicazione, nella formulazione di Shannon e Weaver, la questione non si pone, almeno nelle premesse logiche!
Ma se si comincia ad analizzare tali premesse, se le si integra con le caratteristiche umane le cose si complicano: un conto è trasmettere un segnale S, discreto, da A a B attraverso un canale C, altro è se quel segnale contiene quelli che Quine definisce ‘Atteggiamenti Proposizionali’ cioè intenzioni, emozioni, sentimenti, scelte etc. Quasi come nella meccanica quantistica il tutto diviene indeterminato, questi ultimi specialmente pervaderanno non solo S ma anche C trasformandoli nella forma e nella sostanza, interagendo mutuamente in modi affatto imprevedibili anche con A e B!
Con l’aumento delle possibilità di calcolo, di memoria e soprattutto con le AI (Intelligenza Artificiale) alcune di tali difficoltà si sta riuscendo, se non proprio a superare, quanto meno ad aggirare con simulazioni che ne offrono rappresentazioni per molti aspetti sempre più soddisfacenti!
Tornando al punto principale, è quantomeno semplicistico ritenere che il ‘feedback’, la retroazione immediata e la multiplanarietà dei ‘nuovi media’ non influenzino gli scambi fra gli agenti della comunicazione, e che questi non incideranno nei loro ‘Atteggiamenti’: è facilmente prefigurabile che il mutare delle tecnologie a supporto degli scambi e delle interazioni trasformerà, come in fondo è sempre avvenuto storicamente, ogni aspetto dell’intero processo di comunicazione mutando, dunque, se non proprio l’essenza degli agenti, almeno le pratiche ed i campi di pertinenza, cioè le azioni ed il contesto.



