Quasi un secolo è passato (1924) da quando, in Italia, una voce si levò nell’etere per annunciare l’inizio delle trasmissioni radiofoniche patrocinate dallo Stato. Quasi mezzo secolo da quando (1976), con la “liberalizzazione delle frequenze”, ne è stata data l’opportunità legale anche ai privati.
Sembrerebbe una questione di poco rilievo, d’interesse esclusivo per chi si occupa di storia delle comunicazioni. Invece, oggi più che mai, si dovrebbe riflettere su come e quanto quei due fatti tecnologici abbiano inciso sulla gente, oltre gli aspetti più strettamente sociologici anche per quelli linguistici, culturali, storici, politici e commerciali.
Il grande McLuhan, che definire semplicemente sociologo è certamente riduttivo, ha fatto risalire la grande mutazione dell’Occidente, verso la modernità, con l’invenzione della ‘stampa a caratteri mobili’ di Gutenberg. Con la propagazione del primo ‘mass-media’ i popoli ebbero l’accesso, socialmente “indiscriminato”, alla cultura ed alla conoscenza i cui ambiti, fino ad allora, erano rigidamente controllati e disposti dai poteri vigenti, civili e religiosi.
Oggi l’invenzione, il libero e facile accesso alla Rete telematica (Web), i social network e la traduzione automatica hanno dato una spinta decisiva alla mobilità ed alla globalizzazione più di quanto ogni esperienza imperiale sia riuscita mai a fare. Oltre i confini nazionali e linguistici, persone, idee e merci si incontrano, si scambiano e mischiano.
Nel volgere di pochi anni il concetto stesso di ‘relazione’ è cambiato e, malgrado attriti, resistenze e reazioni, appare davvero difficile non tanto tornare ad ormai impossibili “assetti precedenti”, quanto prefigurare e organizzare coerentemente un futuro rassicurante, personale e sociale.
E così che ‘Panta rei’ più che un motto filosofico – peraltro dalla dubbia attribuzione ad Eraclito – o un’inclinazione esistenziale, è diventata l’etichetta di questa nostra epoca in cui, sì come in ogni altra, “tutto scorre” ma lo fa ad una velocità per cui non siamo per biologia e cultura adeguati, il ché naturalmente ci stupisce e confonde.
Giovanni Vitale



