ENNA – Forte preoccupazione e indignazione nel mondo dell’imprenditoria edile ennese dopo la decisione di revocare la protezione personale a Gaetano Debole. A esprimere la posizione del Consiglio Generale è il presidente di ANCE Enna, Enzo Talio, che ha voluto manifestare pubblicamente solidarietà e vicinanza al collega.

“Il nostro Consiglio Generale ha preso amaramente atto della decisione – ha dichiarato Talio – e ha deciso di attestare la nostra piena solidarietà. Gaetano Debole può essere certo della nostra vicinanza: non lasciamo mai solo chi si è esposto per combattere una piaga che affligge l’intera economia siciliana”.

“Noi ci siamo sempre e siamo sempre dalla stessa parte, dalla parte di chi giornalmente deve lavorare e difendere il lavoro che produce. Nonostante il grande lavoro svolto dalle forze dell’ordine e dalla magistratura è incomprensibile come si possa lasciare soli gli imprenditori che si sono esposti per denunciare senza se e senza ma. Insomma per questo paese alle imprese devono essere accollati rischi, costi e oneri di una lotta che invece dovrebbe essere tutta dei corpi dello Stato. Davanti a queste nefandezze non possiamo non restare indignati. Al nostro collega che peraltro riveste importanti incarichi nella nostra associazione diciamo che non è solo, noi saremo la sua scorta civica, saremo occhi e braccia per lottare insieme contro chi ci vessa, sia esso mafioso o burocrate. Ci appelliamo al nuovo Prefetto ed a quanti hanno l’onere di gestire temi così delicati perchè sia fatto tutto ciò che le norme consentono per rivedere la decisione e garantire a Debole la tutela che la situazione richiede.”
“Sembra che la lotta alla mafia sia un problema solo delle grandi opere o dei grandi general contractor a cui vengono riconosciuti tutti i costi per la vigilanza e per l’applicazione dei protocolli di legalità, come se le le piccole e medie imprese non siano obbligate a sostenere gli stessi costi. Se lo stato ci chiede impegno anche in ambiti che non dovrebbero essere propri dell’impresa pretendiamo che ci riconosca gli stessi ristori che consente ai grandi gruppi, chiediamo che ci tuteli e tuteli il lavoro dei nostri operai alla pari di quelli impegnati nelle grandi opere.”
“Il tema del contrasto alla mafia merita un cambio di rotta, chiediamo che lo stato sia concretamente presente, che ci riconosca l’impegno e ci corrisponda i costi che siamo costretti a sostenere per far fronte a mancanze che da troppo tempo consentono ai delinquenti di imperversare e impediscono alle imprese di concentrarsi sull’unica cosa per cui esistono: produrre lavoro e ricchezza per tutti.”