Il FAI: “La passione che manca ai professionisti”- Risponde Lucia Prandi, archeologa

artePresto cominceranno le Giornate di Primavera del FAI e il suo presidente, Andrea Carandini dichiara:

“La narrazione presuppone la conoscenza, l’esposizione dei dati salienti e la passione di comunicare: una passione tipica dei volontari, che alle guide professionali sovente manca”. 
e anche “non vi è nessuno in Italia che conosca i luoghi speciali come i capi delegazione e i loro volontari”.

Sempre più spesso vediamo i professionisti della cultura maltrattati da soluzione nrtopediche edulcorate da parole come passione, solidarietà e amore. Ma il lavoro è lavoro, per questo abbiamo intervistato Lucia Prandi, 41 anni, mamma di 3 figlie, archeologa laureata con 110 e lode a La Sapienza, con specializzazione post laurea in archeologia medievale, con voto di 70 e lode, a Roma La Sapienza, è abilitata come guida turistica di Roma e Provincia dal 2001.

 

Lucia, quanto conta il mondo della cultura sul volontariato?
Il volontariato è un fenomeno lodevole,che va incoraggiato in tutti i settori,da quello della assistenza ai poveri,ai malati,alla tutela ambientale,alla valorizzazione dei bbc.ma non deve mai e poi mai sostituirsi all’opera doverosa dei professionisti e non deve mai diventare un alibi per non assumere personale. Quanto danneggia i professionisti? Il volontariato nei BB.CC., cosi come lo si sta utilizzando negli ultimi 2/3 anni è deleterio ed è una piaga per i professionisti archeologi, storici dell’arte,e guide turistiche (la maggioranza delle quali, perlomeno a Roma, sono in primis archeologi loro stessi, e storici dell’arte, che poi hanno preso anche l’abilitazione a guida). È una piaga perche si fa passare l’idea che “fare cultura” attraverso visite guidate,accoglienza nei musei, lezioni, sessioni, perfino scavi archeologici,sia un hobby, un passatempo da fare nel tempo libero,che può farlo chiunque,le signore pensionate i disoccupati gli studenti. Si fa passare l’idea che pagare un professionista non serve,perchè c’è il volontario che lo fa gratis.

Si fa passare il concetto assurdo che il volontario lo fa “per passione” “senza scopo di lucro”, perchè ama davvero i BB.CC, mentre chi lo fa perché ci ha dedicato la vita intera laureandosi, specializzandosi, abilitandosi alla professione, lo faccia solo per i soldi. Abbiamo dedicato la vita intera a questo lavoro, chi ha piu passione di noi? E perché abbiamo passione, dobbiamo lavorare gratis?

Questo è il nostro lavoro. Abbiamo IL DIRITTO DI ESERCITARLO e di essere PAGATI.

Il prof Carandini ha giustamente elogiato i volontari del Fai,ma ha poi aggiunto che i volontari sono animati dalla passione,che invece mancherebbe alle guide professioniste. Questa frase ha offeso profondamente me e migliaia di colleghi,spesso archeologi e storici dell’arte,che svolgono la professione di guide abilitate. Ancor più male fa pensare che molti di noi si sono formati all’università di Roma proprio col prof.Carandini,o sui suoi testi nelle altre università, e la passione che lui non ci attribuisce è stata invece proprio la molla che ci ha spinto a scegliere questo lavoro.

Sempre più spesso i volontari sono professionisti che si accordano a fare del volontariato in mancanza di lavoro, credi che danneggi il lavoro delle associazioni di categoria?
Il fatto che alcuni professionisti archeologi, storici dell’arte, privi di lavoro, si adattino a fare i volontari o accettino rimborsi spese vergognosi (300-400 euro al mese) è un “fenomeno” italiano. Nessuno dovrebbe accettare,a formazione universitaria conclusa, di lavorare gratis o per 300 euro al mese, ma è inveterata nel nostro settore la speranza che “faccia curriculum” o il pensiero che “magari poi mi assumono”. Pie illusioni: finito il tuo tirocinio,volontariato, stage, verrai sostituito da un altro volontario. 

Pagina 2 dell’editoriale del Fai,di marzo.

Quali sono i passaggi per diventare guide turistiche?
I passaggi per diventare guide turistiche? Un ginepraio! Fino ad oggi la professione di guida turistica non era normata in modo uniforme nella nazione.Ogni regione,e in alcune regioni (Lazio, Toscana, Liguria e fino a qualche anno fa anche Veneto, Piemonte, Sicilia) ogni provincia stabiliva le norme per l’abilitazione. Ora si sta cercando di riformare la professione dando criteri unici e validi su tutto il territorio nazionale ma si è ancora lontani da una legge unica. posso parlare per il patentino di Roma e Provincia: si diventava guide,finora, dopo un pubblico esame organizzato dalla Provincia di Roma. Un esame aperto a tutti i diplomati, che è però effettuato spesso da archeologi e storici dell’arte già laureati che vogliano diventare guide,e che prevede: uno scritto di cultura generale (arte, archeologia, geografia, una lingua, legislazione dei bbc e del turismo) e, solo per chi ha passato lo scritto, un orale, piuttosto difficile, in cui si viene sottoposti a 5 colloqui con 5 commissari: -archeologia di Roma e Provincia (dalla preistoria alla caduta dell’impero) -storia dell’arte di Roma e Provincia (2000 anni di storia dell’arte dall’età romana ad oggi) -geografia del lazio -legislazione dei BB.CC. e del turismo -una lingua straniera a scelta.

Colleghi validissimi hanno provato l’esame 1, 2, anche 3 volte prima di passarlo,e in alcuni periodi ci sono stati più anni senza che la provincia ne effettuasse alcuno. Per cui passare l’esame da guida,è per molti colleghi,una conquista sudatissima.  
La presenza o meglio, l’onnipresenza dei volontari in sempre piu siti ha portato il pubblico specialmente italiano,a seguire le loro visite gratis piuttosto che a pagare il professionista,ma fino a qui potrebbe anche essere una dinamica condivisibile:il pubblico può scegliere se avvalersi di un volontario o di un professionista. La cosa ben più seria è che alcuni siti museali /archeologici, a pur di non assumere personale di custodia o guide interne,o pur di offrire “un servizio gratis” all’ignaro pubblico, su indicazione del MiBACT, delle Soprintendenze, dei sindaci, nel caso del palazzo del Quirinale, direttamente del presidente della Repubblica, hanno affidato in esclusiva ad associazioni di volontari la gestione dei siti. I volontari hanno dunque “l’esclusiva” della didattica: questo significa che nessun archeologo, storico dell’arte laureato, guida abilitata può più spiegare ai propri gruppi, non può più lavorare perche la didattica è stata affidata ai volontari!

Cosa dovrebbe fare il FAI?
Il Fai può proseguire nella sua ammirevole opera di salvaguardia del patrimonio,può aiutare a tenere aperti i siti,può accogliere i visitatori, può anche organizzare come fa ogni anno giornate in cui “gli apprendisti ciceroni”,volenterosi ragazzi liceali,si improvvisano guide,ma non dovrebbe mai sminuire o umiliare la professionalità degli operatori dei bbcc, e non dovrebbe come nessun’altra associazione dovrebbe (touring club, Italia nostra, wwk, proloco locali, studenti volontari, liceali della buona scuola) gestire in esclusiva siti statali o comunque pubblici,nè dovrebbe sostituirsi nella didattica a chi ha studiato tutta la vita e ha diritto al lavoro retribuito. La responsabilità di questa situazione non è degli ammirevoli volontari, ma di chi dall’alto gli permette di sostituirsi ai professionisti. È un fenomeno preoccupante, ci sono volontari un pò ovunque nei siti del nostro patrimonio.

 
Valentina Rizzo

Valentina Rizzo

Direttore EnnaOra