Vilipendio alla bandiera. Meglio chiamarlo razzismo

Un membro dell’Associazione Nazionale Combattenti e Reduci accusa di vilipendio alla bandiera.

La ragione di questa denuncia farebbe seguito alla visita del Presidente Matterella a Mirandola quando una studentessa quindicenne di origini senegalesi, avvolta in un vestito tricolore stringe la mano al Presidente.

Vilipendio è mostrare disprezzo, sarebbe quindi stato inadeguato indossare il tricolore. Ma vilipendio avrebbe potuto essere indossare la bandiera stessa avvolta intorno alla vita, dando luogo a una minigonna come pareo sulla battigia, in una visita istituzionale. 

È davvero di questo che intendiamo parlare?

Vogliamo forse parlare della verità e cioè che una ragazza nera indossava l’abito con il tricolore. Il quadro si ricompone, ora riconosco il tema. Insulti razzisti, qualcuno su Facebook dice “mai visto la bandiera italiana rossa bianca verde e nera…me la ricordavo tricolore,,,”. 

Il mio Paese vuole uscire dalla recessione economica involvendosi, intorcigliandosi su ciò che ha di più caro la nostalgia per l’immagine istituzionale che nella sua mente è perfetta solo se una bella ragazza bianca si presenta alla più alta carica istituzionale. Va bene uno spagnolo a fare la pubblicità della Mulino Bianco, ma la gallina deve essere bianca.
Vile è cercare di mantenere una parvenza dell’Italia che non esiste purché sia chiara, trasparente come la consistenza del razzismo. Sia pure richiusa su se stessa e sorda al mondo. 

di Valentina Rizzo

Valentina Rizzo

Valentina Rizzo

Prima di tutto sono un'antropologa culturale e per questo condivido con gli altri redattori una linea editoriale di cultura dell'informazione e di riflessioni sulla società nel locale e nel globale. Il mio obiettivo è raggiungere la temperatura ambiente, solo in questo modo potrò dire di avere fatto un buon lavoro!