Ciatu. La parola si fa corpo, al ritmo del respiro

Catania – Vi è mai capitato di assistere a uno spettacolo in cui protagonista è la dignità della parola? Della parola non necessariamente parlata, intendo. Se sì, allora anche voi avrete sicuramente assistito a Ciatu, frutto pregiato della collaborazione tra l’Associazione Culturale Neon e il Teatro Stabile di Catania.

È vero, il sipario del Sangiorgi è calato la sera del 16 dicembre scorso, dopo una serie di matinée per le scuole. A distanza di giorni, passate le feste, resta ancora tutta la forza dell’etereo. E no, non prendetelo per un ossimoro, ché l’etereo è, sì,  incorporeo, ma sa essere sferzante come il capolavoro di Monica Felloni.

Occhi negli occhi, fiato nel fiato” e ci si ritrova nella dimensione più vera della comunicazione, del dialogo, dell’apertura al mondo. È questo, infatti, il sentiero maestro percorso dai protagonisti di Ciatu. Attraverso una narrazione corale, destrutturata e ricostruita a più livelli, in intrecci apparentemente sconnessi benché armonici, si parla della mancanza di parola o, meglio, della dignità di aver parola.

Se non parli, non esisti. Si fa a pezzi questo assunto, lo si fa con leggiadria, delicatezza, ironia. Lo si fa esaltando gli elementi comunicativi che restano con noi, intatti, dal primo vagito e fino alla morte. Il respiro, il ritmo del respiro. “C’è tempo, c’è spazio. C’è tutto il corpo”, il verbo più potente. Il palco è un tutt’uno con la platea, una sola scena-mondo in cui la vita si dispiega. La parola viaggia di corpo in corpo. Viaggia nella sua mutevolezza. Viaggia e incontra l’unicità espressiva di ognuno. Un continuo andirivieni di sguardi, note, gesti il cui riverbero entusiasma e insegna.

Nella decostruzione di barriere e stereotipi non mancano lo stupore, l’incanto, l’ironia. L’incanto del bel canto, lo stupore della magia che solo i corpi in movimento sanno dare, l’ironia di una sublime Cenerentola – o sarebbe meglio definirlo Cenerentolo – che sa ridere di sé e far sorridere al contempo.

Ciatu, con il suo mix di testi originali curati dalla sensibilità poetica di Piero Ristagno, Danilo Ferrari, Stefania Licciardello, Manuela Partanni, Chiara Tinnirello ed elaborati drammaturgicamente da Federico Ristagno; con le videoinstallazioni di Jessica Hauf e con tutti i suoi protagonisti (Maria Stella Accolla, Roberta Aquilotti, Kevin Cariotti, Anna Cutore, Luca D’Angelo, Emanuela Dei Pieri, Danilo Ferrari, Antonio Fichera, Alfina Fresta, Giovanni Gerace, Enzo Malerba, Manuela Munafò, Emily Reitano, Dalila Ruggeri, Dorotea Samperi, Gaia Santuccio) è l’armonia dell’esistenza che si staglia al di sopra di ogni schema precostituito e precedentemente infranto.

Bianco puro, lieve e incessante come il respiro, limpido come l’acqua, sferzante come aria fredda mattutina. Canto, poesia, video, musica e danza si annodano stretti sotto lo sguardo di Giordano Bruno, perno narrativo dell’intera performance. Nell’indissolubilità di corpo e anima c’è tutta la filosofia del monaco Nolano. E c’è l’uomo, che si fa parola da ascoltare con tutti i sensi. Perché è vero, “ci sono più parole in un millimetro di pelle che in mille pagine di carta. Ci si scrive amore a ogni tocco di corpo”.

Alessandra Maria