ENNA – Una proposta destinata a far riaccendere il dibattito ha segnato il convegno “La prevenzione salva vite”, promosso a Enna in occasione della Giornata Mondiale della Sicurezza e della Salute sul Lavoro. A lanciarla è stato Gaetano Debole, presidente della Cassa Scuola Edile: equiparare le vittime degli infortuni sul lavoro e le loro famiglie alle vittime di mafia, non solo sul piano simbolico ma anche in termini di riconoscimento istituzionale e tutele. Presenti anche tanti ragazzi delle scuole.
Un’idea forte, che ha attraversato come un filo rosso l’intera giornata ospitata nella Sala Manfredi del Federico II Palace Hotel. Non una provocazione isolata, ma il punto di arrivo di un confronto articolato tra istituzioni, tecnici e rappresentanti del mondo produttivo, tutti concordi nel ribadire che la sicurezza sul lavoro resta una delle principali emergenze sociali del Paese.
Nel suo intervento introduttivo, Debole ha insistito sulla necessità di un salto culturale: «La sicurezza non può essere considerata un costo o un adempimento burocratico», ha ribadito, rilanciando la sua visione di una piena equiparazione morale tra chi perde la vita lavorando e chi è vittima della criminalità organizzata. Un parallelo che chiama in causa lo Stato e la società nel riconoscere il valore pubblico di queste morti, troppo spesso relegate alla cronaca.
Accanto a lui, i saluti istituzionali di Francesco Mudaro, Vincenzo Talio e Mario Zappia hanno confermato la centralità del tema, sottolineando come prevenzione e formazione siano le leve decisive per ridurre il numero di incidenti, soprattutto nei cantieri.
Per l’INAIL, Anna Maria Bonelli ha illustrato l’andamento infortunistico e le politiche di prevenzione, mentre Irene Varveri ha posto l’accento sull’importanza di percorsi di reinserimento sociale e lavorativo realmente inclusivi, mostrando anche un video estremamente emblematico della tragedia degli infortuni sul lavoro che ha suscitato forte coinvolgimento tra i presenti.
Sul fronte dei controlli, gli ispettori del lavoro Filippo Camiolo e Silvestro Giamblanco hanno descritto l’attività ispettiva e il contrasto al lavoro irregolare, richiamando con forza anche la grave carenza d’organico: a Enna gli ispettori sono appena quattro, a fronte dei ventidue previsti, una condizione che limita in modo significativo l’efficacia dei controlli sul territorio.
Nel corso del convegno è intervenuto anche il procuratore Ennio Petrigni, Procuratore di Enna, che tra i vari punti ha evidenziato come troppo spesso le imprese, per sostenere i ribassi nelle gare, siano di fatto costrette a comprimere i costi della sicurezza, con conseguenze potenzialmente gravi per i lavoratori. La moderazione dell’avvocato Angela Maenza ha accompagnato un confronto sempre serrato ma costruttivo.
Resta, al termine della giornata, proprio la proposta di Debole come elemento più dirompente: riconoscere alle vittime del lavoro lo stesso statuto simbolico delle vittime di mafia significherebbe ridefinire la percezione collettiva di queste tragedie. Non più fatalità o incidenti inevitabili, ma eventi che interrogano direttamente la responsabilità sociale, economica e istituzionale. Un cambio di paradigma che, se accolto, potrebbe trasformare la sicurezza sul lavoro da tema tecnico a vera priorità civile.




