di Josè Trovato

ENNA – Ha pagato. Ha firmato un regolare contratto. Ma la terra che ha acquistato resta in mano ad altri. È l’assurda odissea vissuta da una donna di Leonforte, che a tutt’oggi non ha il possesso delle chiavi dei suoi campi in contrada Mulinello, a Enna. I giudici le danno ragione, ma gli occupanti non se ne vanno. La vicenda comincia tempo fa.

L’antefatto

La donna acquista un intero compendio immobiliare a Enna: ampi terreni agricoli e un fabbricato rurale. L’atto è registrato e trascritto regolarmente. C’è però un problema. Su quel podere di contrada Mulinello vive da anni un’altra famiglia.

I vecchi occupanti avevano firmato un preliminare di vendita nel lontano 2011, con il vecchio proprietario. Prezzo fissato: 550 mila euro. Ma i soldi non sono mai arrivati e il finanziamento agrario è saltato. L’affare è andato così a monte. Nonostante una formale diffida a liberare i terreni già nel 2017, è scattato il muro del silenzio. Gli occupanti sono rimasti sul posto, hanno continuato a coltivare i campi e usare la casa gratis. Senza sborsare un euro. La proprietaria ha deciso così di muoversi per le vie legali. Si è affidata all’avvocato Maurizio Rivilli, che è intervenuto nel procedimento di secondo grado. E la prima svolta è arrivata con la sentenza della Corte di Appello di Caltanissetta.

Il verdetto

I magistrati sono netti. Il vecchio accordo del 2011 è risolto per grave inadempimento di chi doveva comprare. La permanenza nei campi è illegale, si tratta di un’occupazione “senza titolo”. Il verdetto ordina il rilascio immediato dei beni alla legittima proprietaria.

Sembra finita, ma è solo l’ennesimo scontro burocratico. Gli occupanti tentano un’ultima carta per prendere tempo: un ricorso in Cassazione con richiesta di bloccare l’esecutività della sentenza e lo sfratto. Davanti al collegio prospettano una situazione difficile: il rilascio della terra distruggerebbe la loro azienda agricola di famiglia. Una rovina economica.

Ma dura poco. I giudici d’appello esaminano i registri ufficiali della Camera di Commercio, accogliendo le contestazioni dell’avvocato Maurizio Rivilli. Il responso è clamoroso: a quel nome non risulta iscritta nessuna azienda agricola. Il danno paventato semplicemente è inesistente. L’istanza viene rigettata. La condanna a liberare i beni è esecutiva, i terreni vanno restituiti subito.

I timori dei proprietari

Oltre al danno economico e alla beffa della burocrazia, si aggiungono ora forti preoccupazioni sul destino di quell’area. La proprietaria stessa ha voluto accendere i riflettori della cronaca sulla vicenda, scossa da sospetti e brutte sensazioni: da qualche tempo, infatti, nei campi si avvertirebbero cattivi odori, riconducibili a presunti sversamenti di materiali non identificabili. Il timore che la terra possa essere rovinata o degradata è forte, e rende ancora più amara la posizione di chi, pur avendo acquistato legalmente un bene, si ritrova privato del sacrosanto diritto di utilizzarlo e vigilarne l’integrità.

I verdetti sono due, chiari e inequivocabili. Ma sul campo non cambia nulla. Questa storia fotografa il dramma di tanti proprietari in… Italia. La giustizia emette sentenze cristalline, ma poi lo Stato fatica a eseguirle.  Mentre i mesi passano e i faldoni si trascinano tra le cancellerie del tribunale, questa donna resta ferma dietro al recinto, assieme alla sua famiglia. Guarda altri che sfruttano la sua terra in contrada Mulinello, mentre i suoi figli sono costretti ad emigrare per andare a lavorare. Un’ingiustizia quotidiana che aspetta dunque un ultimo, risolutivo, atto: l’intervento delle forze dell’ordine, per liberare la proprietà e far trionfare il rispetto delle sentenze, delle regole e della legge.