
Il professore Giuseppe Carlo Marino
“Quale idea più cervellotica e dissennata, se non proveniente dal “genio” italiano, si sarebbe potuta adottare se non quella di dividere gli alunni in due parti, tra gli ammessi alle aule scolastiche e gli altri relegati nelle rispettive abitazioni private, per la cosiddetta “didattica a distanza”? Non pare che in una qualsiasi altra parte del mondo, pur devastata dalla pandemia, sia venuta in mente un’idea altrettanto ‘geniale’“. Lo scrive su Facebook una persona che di istruzione se ne intende, il professore Giuseppe Carlo Marino, accademico, scrittore e storico palermitano, già docente di Storia contemporanea all’Università degli studi di Palermo, le cui riflessioni, dettate dalla sua preparazione e professionalità, oltre che dalla mente aperta di un uomo libero, sono sempre illuminanti, per chi vuole provare a riflettere sul senso dell’attualità.
“Naturalmente – prosegue il post del professore – sfugge al “genio” di una professorina, per quanto erede alla Minerva degli Amari, dei De Sanctis, dei Mamiani, dei Croce e dei Gentile, che la Scuola o è una “comunità educante” o, come vera Scuola, non esiste. E sfugge che l’educazione non è una mera trasmissione di informazioni per la quale l’educatore possa ridursi ad una specie di attore “televisivo” che detta, ovvero “recita”, le conoscenze“.
“Evidentemente, sta avanzando una “mentalità tecnologica” della cultura che è di per sé anti-umanistica e che di fatto distrugge la Scuola, al più rendendola funzionale (e direi anche maldestramente) alle esigenze di quel che il capitalismo usa chiamare ‘mercato’“.



