di Irene Varveri Nicoletti

In provincia di Enna, dove i cinema sono ormai una rarità, aver trovato una sala super affollata per tutto il periodo delle festività natalizie e oltre, è stato un piccolo evento. Buen Camino, il film di Checco Zalone, uscito il 25 dicembre 2025, ha richiamato pubblico come non accadeva da anni, confermando il successo nazionale: oltre 65 milioni di euro di incasso, record assoluto per un film italiano e miglior risultato della stagione cinematografica 2025-2026. Un successo travolgente, confermato da un esordio da primato: più di 5,6 milioni di euro nel solo giorno di Natale e circa 27 milioni nei primi quattro giorni, numeri che hanno rilanciato il cinema nostrano e riportato il pubblico nelle sale delle città e dei piccoli centri.

Un fenomeno commerciale che ha però acceso un dibattito critico ben più ampio. Chi si aspettava la vecchia comicità di Checco Zalone, al secolo Luca Medici, si è trovato di fronte a una nuova leggerezza: l’artista ha infatti spostato il baricentro narrativo dalla battuta al cammino, ovvero al percorso interiore del protagonista. Una scelta che inizialmente ha sorpreso chi era abituato allo stile del classico Zalone ma che rappresenta un’evoluzione della sua comicità. Diretto da Gennaro Nunziante, il film trova la sua chiave simbolica nel Cammino di Santiago: non una semplice ambientazione suggestiva, ma una scelta narrativa precisa. Camminare, rallentare, affrontare la fatica diventano strumenti per spogliarsi del superfluo e interrogarsi sul senso delle proprie scelte, lontano dalla frenesia contemporanea.

È proprio questa impostazione a dividere critica e pubblico. Da una buona parte, Buen Camino è stato accolto come il film della maturità, punto di arrivo di un percorso autoriale, di segno opposto invece le valutazioni più severe. Quanto alla prime, Movieplayer ha lodato la capacità di Zalone di emozionare, individuando nel rapporto con la giovane Letizia Arnò il fulcro emotivo della storia, capace di trasformare la commedia in un viaggio formativo dai toni familiari che ricostruisce il rapporto padre-figlia. Esquire ha sottolineato il ritorno alla regia di Nunziante come un elemento di equilibrio e solidità formale, apprezzando l’uso del paesaggio non come sfondo, ma come parte integrante del racconto interiore. Famiglia Cristiana ha poi definito il film come un prodotto di alta qualità industriale, capace di ironizzare su ricchezza ostentata, social network e narcisismo contemporaneo senza indulgere nella volgarità.

Sul fronte delle critiche più dure, il portale Quinlan ha definito l’opera scialba, accusando Zalone di aver rinunciato alla sua storica scorrettezza politica in favore di un umorismo più rassicurante. Su Sugarpulp alcuni commentatori hanno evidenziato una sceneggiatura frammentata, più simile a una successione di sketch che a un racconto compatto. Anche sul web, tra forum e canali YouTube specializzati, è emersa la percezione di una comicità meno incisiva rispetto a film come Quo VadoEppure, è proprio questa presunta perdita di aggressività a costituire il vero nodo del film. Buen Camino non cerca di colpire la realtà del presente con la satira frontale, ma di osservarla da una distanza critica. La rinuncia al cinismo è frutto di una scelta consapevole: Medici sembra voler sperimentare una commedia che non si affida all’immediatezza dell’effetto ma al tempo lungo della narrazione.

Il Cammino di Santiago diventa così uno spazio etico prima ancora che racconto. Il film demistifica il pellegrinaggio, lo sottrae alla retorica spirituale e lo restituisce a una dimensione umana e accessibile: non serve essere santi o atleti, ma semplicemente disposti a fermarsi. Camminare diventa un gesto minimo ma radicale, una forma di resistenza all’accelerazione della vita quotidiana. Buen Camino va pertanto giudicato non solo per le sue battute o per i suoi record al botteghino, ma per l’orizzonte che suggerisce. In un tempo segnato da tensioni, ritmi incessanti e parole svuotate di senso, l’idea della strada e della fatica assume un valore che va oltre il cinema. Pensare al cammino come strumento di chiarificazione dei sentimenti e di pacificazione, prima con sé stessi, poi con gli altri, è un messaggio semplice e quasi elementare, ma oggi più che mai necessario. Se il cinema di Checco Zalone sceglie di indicare la strada invece della scorciatoia, allora il suo buon cammino non riguarda solo un personaggio sullo schermo, ma una possibilità collettiva su cui riflettere e magari sperimentare.