di Irene Varveri Nicoletti

Un Teatro Metropolitan gremito ha accolto domenica 18 gennaio alle ore 18 Il testamento della nonna, commedia dialettale di Domenico Consoli portata in scena dalla Nuova Compagnia Sipario – Turi e Federica Amore. Uno spettacolo che ha conquistato il pubblico catanese con una comicità autentica e vivace, confermando come il teatro popolare, quando è di livello, sappia ancora coinvolgere e appassionare.

Protagonista assoluto è stato Turi Amore, mattatore in splendida forma, che non smentisce mai le sue doti artistiche. Lo abbiamo già visto nel ruolo di presidente di giuria alla 42° edizione del Premio città di Leonforte -sezione teatro – e si distingue anche a Piazza Armerina per la sua attività di direttore artistico di rassegne di calibro nazionale. Già interprete di ruoli diversi, come Ciampa ne Il berretto a sonagli, Amore dimostra sempre una straordinaria versatilità: sa passare con disinvoltura da ruoli più seri a ruoli comici, senza mai perdere ritmo, presenza scenica e precisione nei tempi. Ne Il testamento della nonna, le sue battute, spesso arricchite da improvvisazioni che attingono al repertorio vero della vita quotidiana catanese, hanno suscitato risate continue e applausi convinti, catturando subito l’attenzione del pubblico.

La trama della pièce, ambientata negli anni Ottanta, ruota attorno alla morte di una nonna e alla mancata reperibilità del suo testamento, un’assenza che mette in moto l’ingranaggio comico della commedia. Prendono infatti forma manovre interessate e strategie familiari che spingono il protagonista a cercare denaro attraverso soluzioni ingegnose. La svolta arriva con il ritrovamento di alcune foto compromettenti che coinvolgono un onorevole, interpretato da Raffaele Costanzo: nasce così un ricatto che alimenta una serie di situazioni esilaranti, gag ben costruite e trovate comiche efficaci, fino a una conclusione affidata a un matrimonio, nel solco di una tradizione che mescola furbizia, ironia e lieto fine.

Tra i personaggi più riusciti spicca proprio l’onorevole, la cui costruzione scenica, con movimenti volutamente disarmonici e disarticolati, quasi spasmodici, diventa elemento comico di forte impatto e scatena risate convinte in platea.

Applauditissima la co-protagonista Mirella Petralia, vera padrona dei tempi comici dello spettacolo e attrice di spiccata vocazione caratterista. La sua interpretazione, ricca e volutamente caricaturale, suscita risate a crepapelle senza mai perdere precisione ed efficacia, restituendo un bellissimo esempio di personaggio femminile protagonista nella comicità teatrale.

A completare il quadro Federica Amore: interprete della portinaia, offre una presenza sempre efficace e ben calibrata che contribuisce a valorizzare le dinamiche comiche e corali della scena. Il suo è un personaggio ilare, costruito su note di comicità attinte anche dal repertorio catanese, ma sostenuto da un lavoro attoriale evidente e accurato che rivela studio, misura e piena consapevolezza del ruolo.

Accanto a loro, Claudio Jacobello, Martina Laudani, Orazio Marletta, Adele Ferlito e Flavio Salluzzo compongono un cast affiatato e ben orchestrato. In particolare, la presenza dei giovani attori risulta perfettamente integrata nel meccanismo scenico: traspariva chiaramente come il divertimento nascesse prima di tutto sulla scena, tra gli interpreti, e solo dopo si trasferisse al pubblico, creando una sintonia genuina e contagiosa.

La regia di Claudio Jacobello, affiancata da Adele Ferlito in aiuto regia, accompagna lo spettacolo con ritmo, valorizzando i singoli interpreti e mantenendo sempre vivo il gioco comico collettivo. La scelta di interpretare l’intera commedia in dialetto catanese stretto ha rappresentato un ulteriore elemento di fascino: inizialmente spiazzante, è stata accolta rapidamente dal pubblico che ne ha apprezzato il suono e colto il significato piacevole di parole più arcaiche, quasi in disuso, rispolverate e valorizzate. Questo ha reso lo spettacolo non solo divertente, ma anche un vero e proprio atto di cultura tradizionale.

Il testamento della nonna si conferma così come l’ennesima dimostrazione che il teatro popolare, quando funziona ed è sostenuto da qualità, passione e lavoro di squadra, può ancora riuscire pienamente, riempire i teatri e conquistare il pubblico con autenticità e spontaneità.