Introduzione di Luana Ninfosi

Il Dott. Marco La Veglia è un assistente sociale che si occupa di sensibilizzazione su casi di violenza di genere, è attivo in tutto il territorio nazionale ed ha un blog dove le mamme, i bambini, ma anche padri raccontano fatti realmente accaduti nella propria vita riguardo alla violenza.
Ricordando anche le ingiustizie Istituzionali nei casi di violenza domestica e/o assistita degli affidi minorili e la loro frequentazione con il proprio carnefice, perché i padri, anche se non meritevoli di esercitare il proprio ruolo a volte viene riconosciuto comunque il Diritto alla bigenitorialità contro l’integrità psico-fisica delle persone coinvolte.
Tra l’altro questo discorso porta a generare nuovi traumi e non elaborare bene il proprio vissuto, alle volte le madri vengono considerate “alienanti” solo per il fatto di aver denunciato o rifiutarsi a mettere in sicurezza i propri figli e la propria vita.
La PAS è stata disconosciuta a livello legale, eppure questa pratica nelle CTU viene contorta utilizzando strumenti alternativi come “ostacolante” “malevola” “egoista”. Qui dietro c’è tutto un mondo fatto di sofferenze e di mancanza di rispetto, altroché benessere del minore sopra ogni cosa. Se questo passaggio venisse rispettato davvero, molti nella propria infanzia smetterebbero di essere costretti a soffrire e continuare a subire.
Il contrasto di tale tematica è molto forte e viene considerato un argomento sensibile, ma a fatti molte volte non corrisponde la realtà.
Qui sotto il testo di Marco:
“Questo scritto è il risultato di una raccolta di testimonianze di tanti bambini che sono stati picchiati, hanno subito violenza assistita e poi sono stati definiti plagiati.

Sono stati definiti così da qualcuno che ha voluto mettere in dubbio i loro ricordi, giudicandoli come frutto di fantasie.

A tutti quei bambini ora diventati grandi: queste sono le vostre voci, io sono qui e questo sarà sempre uno spazio dedicato a voi, per esprimervi liberamente.
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Ricordo tutti gli schiaffi e le botte che ho preso, il luogo, le persone che erano presenti.
Ricordo che al parco acquatico mi stritolò il braccio così forte da farmi uscire il sangue.
Ricordo che in garage mentre posavamo le biciclette mi diede uno schiaffo così forte da farmi cadere a terra.
Ricordo che giù al palazzo dei nonni mi ha dato uno schiaffo tremendo sulla mano e con l’anello che aveva al dito mi ha fatto uscire un livido.
Ricordo che mi ha chiamato “stronzetto”, “stronzillo”, “spione del cazzo”, “capra”, “imbecille”, “stupido”, “deficiente”, “coglione”.

Ricordo la sera in cui smontò tutte le porte di casa per ricordare a tutti chi comandava.
Ricordo la sera in cui prese il martello e cercò di distruggere il cellulare.
Ricordo che ha fatto a pezzi vari cordless, il modem, decine di bicchieri e altri oggetti.
Ricordo la sera in cui non si riusciva ad entrare in cucina, la porta era bloccata perché tutto il pavimento era pieno di pezzi di vetro: aveva rotto quasi l’intero servizio di piatti.

Ricordo un giorno a pranzo che stritolò le mani di mamma perché a suo dire lei non doveva stare troppo tempo a telefono.
Ricordo che nella casa in montagna le tappò la bocca cercando di soffocarla.
Ricordo in particolare uno schiaffo così forte da farle saltare gli occhiali, danneggiandoli.
Ricordo che la buttò a terra con forza.
Ricordo che le ruppe il suo computer lanciandolo a terra.
Ricordo che le buttò addosso una sedia per umiliarla.
Ricordo che le urlò a gran voce tante tantissime volte che era: “deficiente”, “cretina”, “stronza”, “pazza”, “inutile, “povera”, “brutta”.
Ricordo che le disse “un bel giorno ti metto il veleno nella minestra, così non ci sarai più su questa terra”.
Ricordo che le fece questa minaccia: “se dici a qualcuno che io sono violento e se provi a denunciarmi, ti porteranno via il piccolo.”

Io ricordo tutto perché ringraziando Dio sono nato sano, vedo bene, sento bene, e ragiono bene.

E in base a ciò che ricordo e che ho vissuto sulla mia pelle ho deciso che nella mia vita non ci sarebbe mai più stato spazio per la violenza.

E nessuno, ripeto nessuno, può permettersi di parlare riguardo i miei ricordi, se in quella casa non c’era, se non ha vissuto l’inferno in cui ho vissuto io.

~

Se vuoi dare una parola di conforto e un aiuto concreto sei e sarai sempre il benvenuto nella vita di una vittima di violenza, ma se metti in dubbio la sua storia, e calpesti la sua sofferenza, ricordati che sei una persona peggiore di chi le ha fatto tutto questo.

✍🏻 Dott. Marco La Veglia ✍🏻
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