NISSORIA – A Nissoria si è acceso il dibattito dopo le dimissioni di metà dei consiglieri comunali. Il sindaco Rosario Colianni è intervenuto sostenendo che «quando il Consiglio comunale perde la metà dei suoi componenti […] il Consiglio decade». Secondo il primo cittadino, si tratterebbe di una conseguenza automatica già accertata, tanto che «la decadenza non dipende da una scelta politica, ma è una conseguenza diretta della legge». Colianni ha inoltre richiamato il parere del segretario comunale, che ha ritenuto illegittima la convocazione della seduta e ha chiarito che «il Consiglio comunale, una volta decaduto, non può più riunirsi né deliberare validamente».
Di segno opposto la posizione del presidente del Consiglio comunale Armando Glorioso, che respinge con decisione la ricostruzione del sindaco. «Il Consiglio comunale di Nissoria non è ancora decaduto», afferma, contestando apertamente l’interpretazione fornita dal primo cittadino.
Secondo Glorioso, infatti, «quanto affermato dal sindaco […] rappresenta […] un suo mero auspicio, ma non un fatto per il momento», sottolineando come manchi un atto formale che sancisca lo scioglimento dell’organo.
Il nodo si è concretizzato nella seduta del 7 aprile, che non si è svolta dopo che il segretario comunale ne ha dichiarato l’illegittimità, pur in assenza di un decreto regionale di scioglimento. Una circostanza che, secondo il presidente, contribuisce ad alimentare incertezza sulla reale condizione del Consiglio. Glorioso insiste infatti sulla necessità di un passaggio formale da parte della Regione prima di poter parlare di decadenza effettiva. Nel suo intervento non mancano anche critiche politiche: il sindaco, sostiene, «non dovrebbe vantarsi» di un esito a cui avrebbe contribuito, definendolo ironicamente «unica opera pubblica […] a cui si può associare in pieno il suo cognome».
Alla luce della vicenda, il presidente ha deciso di attivarsi ufficialmente per fare chiarezza. Ha scritto all’Assessorato regionale alle Autonomie locali, alla Prefettura e a tutti i consiglieri comunali, chiedendo un chiarimento formale sulla situazione. Nella comunicazione, Glorioso si è riservato ogni azione «a tutela dell’organo consiliare e della rappresentanza democratica».



