“ Di te, Signore, ha sete l’anima mia” così recita il salmo 62, nel rito delle esequie del rituale romano.
Qualcuno dovrebbe pur provvedere ad offrire coppe di acqua fresca e viva a chi tanto e’ assetato.
Tutti, è vero, siamo chiamati a dissetare e a dissetarci; ma qualcuno dovrebbe sentire più degli altri la necessità dell’ adempimento di questo essenziale servizio.
Un quotidiano di oggi pubblica un articolo, che ritengo sarebbe potuto essere interessante, se non mi fossi lasciato vincere da una fastidiosa nausea e avessi smesso di leggere.
Non tanto per il modo di scrivere e per il contenuto delle prestigiose righe, quanto per lo squallore autentico delle notizie riportate.
Riportava l’articolo la notizia di ennesime decisioni della Conferenza Episcopale Italiana, presieduta dal Cardinale Zuppi.
Confesso che, ogniqualvolta sento parlare di Zuppi, mi sento oppresso.
Perché ogni sua esternazione somiglia più a un comunicato sindacale che ad un richiamo escatologico.
Nessuno nega alla Chiesa italiana il diritto-dovere di tracciare, alla luce del Vangelo, la strada per concorrere al bene sociale e civile del popolo.
Ma che sia alla luce del messaggio evangelico, del quale la gente ha sete.
Quando ( stavo per dire spiegavo, scusatemi!) presentavo ai miei allievi Agostino, mi dilungavo sulle Confessioni.
Rimarcavo che, a mio avviso, non intendesse tanto il Santo insistere sul fatto penitenziale delle Confessioni, quanto nel “ confidare” e perdersi nell’infinità misericordia di Dio, con il quale intesse uno struggente dialogo, che raggiunge apici di sublimità.
“ Tardi ti amai, bellezza così antica e così nuova, tardi ti amai. Sì, perché tu eri dentro di me e io fuori. Lì ti cercavo.”
Dentro di noi è Dio ; qui lo dobbiamo cercare e qui lo troviamo.
Solo dopo averlo trovato e scoperto che “ omne dilectamentum in se habentem”, potremo portarlo agli altri, fuori dal Tempio.
È un viaggio triplice, in se stesso, dentro il Tempio e , quindi, nella realtà esterna.
Nelle chiese, sempre più vuote, troviamo la fonte, da cui zampilla l’acqua viva.
Dissetarci e fare dissetare!
I cattolici hanno la grande fortuna di avere un luogo sacro e consacrato dalla presenza del Santissimo; altri si affannano a rendere sacri spazi con la forza della loro volontà, ubbidenti all’innata esigenza di sacralità.
Si pensi a Romolo, che traccia i solchi, per fondare Roma.
Se non riflettiamo su questo. dovremo rassegnarci alla sete.
Si è chiesto Zuppi, perché nella sua diocesi in alcune parrocchie ci siano zero iscritti al catechismo ?
Non è più valido il messaggio Cristiano, ovvero non siamo capaci a trasmetterlo?
Esclusa la prima ipotesi, non resta che la seconda.
Cambino strada alcuni Vescovi o …. cambino mestiere e facciano i sindacalisti.

Salvo La Porta

11 giugno 2026