di Martina Bascetta
Aidone – Riecheggia nel buio del teatro greco di Morgantina il canto di Eurydice, giovane sposa di Orfeo, mitico cantore che viaggia fino agli inferi per ricondurla a sé. È sulla figura di Orfeo che il mito tradizionalmente si concentra; una struggente narrazione in cui, per secoli, Eurydice è sempre stata solo un personaggio. Ma è a Morgantina che questa storia prende un’altra piega, divenendo un inno di vita e morte. Con la regia di Filippa Ilardo e l’interpretazione di Elisa Di Dio, Eurydice diviene protagonista di quel dramma che le appartiene più di quanto le sia stato mai riconosciuto. Una rilettura dell’antico mito, in cui è la donna che affronta da sola il dolore della sua stessa morte, affermando la sua volontà di accettare quel nuovo mondo, cui ormai la sua anima appartiene. I canti di Davide Campisi, nei panni di Orfeo, e la figura di Adriana Lunardo, nella parte di Persefone, regina degli inferi, accompagnano il monologo di Eurydice nel ricordo della vita passata e di quella eterna che l’attende.

Screenshot
“Il significato intimo di ogni spettacolo teatrale è la condivisione con il pubblico. Nel nostro caso, è condivisione del dolore di Eurydice”, afferma la regista Ilardo nel suo intervento di apertura. Una performance molto significativa quella offerta dall’ass. “Arpa” di Enna che rivisita la figura di Eurydice, donna e non solo perduta sposa di Orfeo; che, condotta nuovamente alle porte della vita, sceglie la morte a cui sente ormai di appartenere inesorabilmente, perché “morire è come nascere dall’altra parte del buio” e non si può scegliere di non nascere così come di non morire.



