di Martina Bascetta

PIAZZA ARMERINA –  Ancora un successo per le Giornate FAI d’autunno che quest’anno hanno puntato i riflettori sulla Chiesa della Madonna della Neve. Immobile di grande pregio, ricostruito dopo il terremoto che distrusse numerosi edifici del Val di Noto, l’edificio vanta meravigliosi stucchi che decorano le pareti. A raccontarne storia e dettagli, come di consueto, i giovani apprendisti ciceroni, studenti degli I.I.S. Majorana- Cascino e Leonardo Da Vinci. Dietro la sapiente guida dello storico dell’arte, Luigi Neri, e delle docenti referenti, Tanina Messina e Roberta Marino, le giovani guide hanno accompagnato decine di visitatori in un viaggio tra arte, storia e leggende.

“Abbiamo voluto dare visibilità a questa meravigliosa chiesa che necessiterebbe di interventi per eliminare le infiltrazioni, evidente causa di deperimento del soffitto”, dichiara la capogruppo FAI, Esmeralda Rizzo.

La Chiesa della Neve con l’annesso convento ha origini molto antiche.  Luogo di culto legato alla storia dell’ordine degli Agostiniani in Sicilia, stesso ordine di papa Leone XIII, dopo le leggi eversive dell’Italia Unita che requisirono i beni delle congregazioni fu acquistato e rivenduto; fino a quando il vescovo, Mario Sturzo, consegnò l’intero complesso a Padre Bonilli, dell’ordine della Sacra Famiglia.

Appartenenti a tale ordine, anche le suore che dimorano tutt’oggi nei locali del convento, da sempre ospizio per ammalati e suore anziane. Costruito sulla c.d. “Costa degli Aranci”, lungo la parte più bassa del Castello Aragonese,  il complesso fa parte della Rettoria della Cattedrale. Al suo interno, i dipinti accompagnano lo sguardo del visitatore tra omaggi a S.Agostino e richiami a S.Francesco, riconosciuto patrono d’Italia.

“Quest’anno una novità, apportata dagli alunni dell’indirizzo SIA del Leonardo Da Vinci, è stata la predisposizione e messa a disposizione di un’app per le prenotazioni delle visite guidate. Speriamo di implementarla e renderla utilizzabile per tutti nelle prossime edizioni FAI”, racconta la docente Roberta Marino.

Concludendo, la capogruppo, già pensando alla prossima missione FAI, ricorda: “lo scopo  che ci prefiggiamo è accrescere interesse e visibilità per i siti meno conosciuti, quindi, offrendo un’occasione per scoprire e apprezzare il patrimonio che ci circonda, nonché un modo concreto per contribuire alla tutela e valorizzazione del medesimo”.