La vicenda che segue è liberamente ispirata ai principi espressi dalla sentenza del Tribunale di Bergamo, sezione lavoro, n. 50/2026, pubblicata il 22 gennaio 2026. Nomi, personaggi e dialoghi sono di fantasia e non si riferiscono alle parti del giudizio: ogni riferimento a persone o fatti reali è puramente casuale. Per il proprio caso è sempre necessario il confronto con un professionista e la lettura integrale del provvedimento.

Si può giocare a calcetto se si è in malattia?

Martedì sera, fuori da un centro sportivo. Luca ha appena finito la partita e si siede sulla panchina accanto a Chiara, un’amica di vecchia data.

Chiara: Luca, scusa se te lo chiedo… ma tu non eri in malattia?

Luca: Sì. E lo sono davvero. Due anni fa mi hanno diagnosticato la sclerosi multipla. Poi, con il lavoro che si faceva sempre più pesante, è arrivata anche la depressione. Ci sono mattine in cui non riesco ad alzarmi, altre in cui l’ansia mi chiude lo stomaco. Il mio medico mi ha messo in malattia per questo.

Chiara: E allora perché sei qui?

Luca: Perché me l’hanno detto i medici. Il neurologo e la psicologa sono stati chiari: non devo chiudermi in casa. Muovermi, vedere gli amici, fare sport mi aiuta. Quando gioco per un’ora non penso alla malattia. È l’unico momento della settimana in cui mi sento normale.

Chiara: Però se ti vede qualcuno dell’azienda rischi grosso, no?

Luca abbassa lo sguardo. È proprio quello che teme. Qualche giorno dopo i due chiedono un parere a un avvocato del lavoro.

Il certificato di malattia obbliga a restare in casa?

Avvocato: No, ed è un equivoco molto diffuso. Il certificato attesta che il lavoratore non può svolgere la sua prestazione, non che debba stare a letto. Uscire, fare una passeggiata, andare in palestra o giocare una partita non è vietato in sé.

Chiara: Quindi non ci sono regole?

Avvocato: Ce ne sono due. La prima riguarda le fasce di reperibilità: nel settore privato dalle 10 alle 12 e dalle 17 alle 19, festivi compresi, bisogna farsi trovare all’indirizzo comunicato per l’eventuale visita fiscale. La seconda è di sostanza: l’attività non deve essere incompatibile con la malattia, né tale da peggiorarla o ritardare la guarigione.

Quando un’attività in malattia giustifica il licenziamento?

Avvocato: Quando dimostra che la malattia è simulata, oppure quando mette a rischio il recupero. Chi ha il mal di schiena e scarica pesi in un cantiere, o chi ha una distorsione e corre una maratona, si espone a un licenziamento legittimo. Ma il giudizio va fatto caso per caso: conta se quella specifica attività è compatibile con quella specifica patologia. E a provarlo deve essere il datore di lavoro.

Luca: E chi lo stabilisce?

Avvocato: Un medico, non un investigatore. Il tribunale di Bergamo lo ha detto con chiarezza in un caso molto simile al suo. Un lavoratore con sclerosi multipla, in malattia per una sindrome ansioso-depressiva, era stato licenziato dopo alcune partite di calcetto. Il consulente nominato dal giudice ha concluso che lo sport non era incompatibile con le sue patologie. Anzi, la letteratura scientifica riconosce all’attività fisica effetti positivi sia nella sclerosi multipla sia nei disturbi d’ansia e depressivi.

Come è finita la causa decisa dal tribunale di Bergamo?

Avvocato: Il licenziamento è stato dichiarato illegittimo. L’azienda è stata condannata a pagare 12 mensilità da circa 6mila euro, circa 70mila euro in tutto, oltre alle spese legali. Non c’è stata reintegrazione: per gli assunti con il Jobs Act, quando i fatti esistono ma non bastano a giustificare il recesso, la tutela è economica. Conta molto la proporzionalità della sanzione, come spieghiamo in questa analisi sul licenziamento disciplinare sproporzionato.

Chiara: Quindi Luca può continuare a giocare?

Avvocato: Se i suoi medici lo ritengono utile, sì. Il lavoratore malato ha diritto a vivere la propria vita, nei limiti della legge e delle prescrizioni sanitarie.

Cosa fare per tutelarsi in caso di contestazione?

Avvocato: Conservi i certificati e chieda ai medici di mettere per iscritto le attività consigliate. Se arriva una contestazione, risponda nei termini spiegando la compatibilità con la diagnosi. In caso di licenziamento, lo impugni entro 60 giorni: spesso è la perizia medica a decidere la causa.

Luca sorride, per la prima volta da settimane. Il martedì successivo è di nuovo in campo.

Altri approfondimenti su malattia e diritti del lavoratore sono disponibili sul blog dei professionisti avvocati, commercialisti e consulenti del lavoro.