di Salvo La Porta 

“Picchiato e ucciso da un gruppo di ragazzi davanti al figlio di 11 anni. La tragedia nella notte fra sabato e domenica, nel centro di Massa. Giacomo, 47 anni, aveva chiesto che smettessero di tirare bottiglie contro una vetrina. Fermati tre giovani, uno è minorenne”. Questa la notizia scioccante, che il Corriere di oggi, 13 aprile, pubblica in prima pagina. I teneri virgulti ( di non so quale pianta) hanno interrotto i loro “garruli trastulli”, per accanirsi sul corpo di quell’improvvido disturbatore dei loro “innocenti” giochi, sino a quando non l’hanno visto esanime dinanzi allo sbigottito figlio undicenne.

Al di là del fatto tragico, che non ha bisogno di commenti, non sarebbe il caso che famiglie, educatori, pedagogisti e sociologi di ogni sorta si interrogassero, per considerare che qualcosa non va nel processo educativo delle generazioni più giovani?

Io consiglio di rileggere , oltre ai trattati dei “ sapientissimi” pedagogisti-scienziati – sociologi attuali, Quintiliano e Agostino. Consiglio, pure e sommessamente, nelle more di trovare un valido metodo educativo, che possa arginare la barbarie, di invitare padri e madri di famiglia a fare ricorso a qualche “ ceffone salutare”. Si. Ricorrere, di tanto in tanto, al “ metodo pesta-l’ossi” con tutto il rispetto per Pestalozzi.

“Castiga tuo figlio, mentre c’è ancora speranza, ma non lasciarti andare sino a farlo morire.” Lo dice la Bibbia.