di Josè Trovato

ENNA – Un incubo che si allunga sul lettino di un ospedale. Il corpo che porta i segni feroci di un passato di terrore. Le condizioni di salute della giovane vittima di violenza, che ha denunciato di esser stata aggredita dal marito in un paese della provincia di Enna, si sono nuovamente aggravate nel pomeriggio, rendendo indispensabile un nuovo, delicatissimo, intervento chirurgico in una struttura sanitaria di Catania. È il capitolo più recente e doloroso di una storia – secondo ciò che emerge dalla denuncia – di patriarcato e di terrore domestico. Sette anni di maltrattamenti, consumati nel silenzio protettivo verso i figli minori, prima che il muro della paura crollasse sotto i colpi di una furia cieca.

Tutto è precipitato il 28 luglio scorso, quando lei è finita in ospedale, per gravissime ferite a un braccio e traumi sparsi. Questo è ciò che ha riferito ai carabinieri questa giovane donna. E’ il contenuto della denuncia, il resoconto, in attesa che la giustizia intervenga. Solo ai magistrati spetteranno le sentenze, anche per questo – oltre che per tutelare la vittima e i figli minorenni – non si riportano nomi nè elementi che facciano individuare le persone coinvolte.

L’episodio è stato raccontato in anteprima e in esclusiva – seppure in pillole, prima che la storia fosse battuta dalle agenzie e ripresa da altre testate – da EnnaOra. La narrazione tuttavia si era dovuta fermare, perché sino a quel momento non c’era stata una denuncia. Poi però lei ha preso una decisione netta. Ha deciso di lasciarlo e denunciare tutto. Era stata una discussione futile per pochi soldi, l’ennesima miccia accesa dal compagno, di qualche anno più grande. Così la giovane ha raccontato. Dalle parole agli insulti più umilianti, poi la violenza fisica che si è scatenata senza pietà. Calci, strattoni, il tentativo estremo di soffocarla. In quel delirio di terrore, la reazione disperata per sfuggire alla morte.

Il braccio che sfonda il vetro di una finestra, i tendini recisi in un bagno di sangue. E mentre la giovane cerca scampo e aiuto, la freddezza agghiacciante di chi resta immobile, incurante delle grida e del sangue. E della reazione terrorizzata dei bambini, che non hanno assistito ma hanno sentito tutto. Lo si evince sempre dalla denuncia. Una vita, di questa giovane, vissuta nell’ombra, fra promesse tradite e la convinzione distorta di dover sopportare tutto per tenere unita la famiglia. Le botte per futili motivi, le umiliazioni quotidiane considerate quasi “la norma” e un ricatto affettivo. Oggi, però, questa ragazza ha deciso di dire basta. Ha sporto formale denuncia ai carabinieri, affidandosi alla tutela legale dell’avvocato Pierfrancesco Buttafuoco e allontanandosi dai luoghi del suo calvario.

Ma il suo corpo purtroppo ora presenta il conto. Il nuovo intervento chirurgico a Catania è la testimonianza tangibile e dolorosa di ferite che non sono soltanto fisiche, ma che scavano nel profondo di un’esistenza violata. La giustizia farà il suo corso. Resta il grido silenzioso di chi ha lottato per sopravvivere e oggi, tra le corsie di un ospedale, ricomprende il valore inestimabile della propria libertà.