di Irene Varveri
AIDONE – Oltre 250 persone rimaste fuori per ragioni di sicurezza, dopo un sold out che ha superato ogni previsione. È il dato più immediato per raccontare la giornata di Morgantina Rivive, ma dietro quella risposta così forte del pubblico c’è molto di più: la passione per un luogo, per la sua storia e per un patrimonio che da vent’anni l’Archeoclub di Aidone e la compagnia Kalos continuano a custodire e a raccontare.
È da questa passione che nasce Morgantina Rivive – Briciole del banchetto di Omero, un progetto che mette in relazione territorio, mito e teatro e che, per questa edizione, ha affidato la direzione artistica dell’intera manifestazione a Mario Incudine. La regia di Briciole del banchetto di Omero è stata invece curata, per il secondo anno consecutivo, da Federica Amore.
Ed è proprio nel suo lavoro che si trova una delle chiavi più interessanti dell’esperienza.
Non un teatro costruito su interpreti professionisti, ma un teatro di comunità che parte dalle persone, dalle loro caratteristiche e dalle loro possibilità. Gli attori della compagnia Kalos, nella vita, fanno altro: hanno lavori, attività, impegni. Per un periodo, però, scelgono di mettere tempo ed energie al servizio del teatro.
Federica ha lavorato a partire da loro, adattando il percorso e la costruzione scenica alle risorse umane che aveva a disposizione. Ed è qui che anche quelle che, in un contesto professionale, potrebbero apparire come imperfezioni, come una pronuncia non sempre impeccabile o una voce non impostata, diventano parte della verità della scena.
Non si tratta di correggere la comunità fino a farla assomigliare a una compagnia professionale, ma di trovare una forma teatrale capace di valorizzarne l’identità.
È una differenza sostanziale, e forse è proprio qui che il teatro di comunità trova la sua forza.
Briciole del banchetto di Omero è stato inoltre concepito come uno spettacolo itinerante: il pubblico non è rimasto semplicemente davanti a una scena, ma è stato accompagnato attraverso Morgantina, seguendo il racconto e incontrando il mito negli spazi dell’antica città.
Il sito archeologico, dunque, non è stato uno sfondo suggestivo, ma è entrato nella drammaturgia. Le distanze, le pietre, la luce, l’acustica e il paesaggio hanno contribuito alla costruzione dell’esperienza scenica.
E anche la scelta tecnica racconta qualcosa di questo rapporto diretto con il luogo: nessun microfono, nemmeno panoramico. Le voci degli interpreti sono arrivate al pubblico senza amplificazione, affidate alla presenza, alla parola e alla relazione con lo spazio.
Il testo elaborato da Mario Incudine attraversa il mito e lo riporta dentro una dimensione più vicina e riconoscibile. Particolarmente felice è la rilettura dell’episodio di Ulisse e Polifemo, restituito nel vernacolo gallo-italico: Omero incontra la lingua del territorio e la grande narrazione epica assume una voce popolare, familiare.
È un incontro tra il mondo classico e l’identità del territorio che restituisce al mito la sua natura più antica: quella di un racconto corale.
Federica Amore definisce il percorso come un viaggio e il riferimento all’Odissea diventa inevitabile: «Guidare questa grande compagnia è stato un onore e un viaggio, proprio come quello dell’Odissea, un viaggio che, in qualche modo, ci ha riportati a casa: il teatro».
Ma il viaggio dei ragazzi della Kalos non si è concluso con Briciole del banchetto di Omero. Gli stessi interpreti sono tornati in scena con “Le Supplici”, condividendo il palcoscenico con Moni Ovadia, Mario Incudine e Paride Benassai.
Per loro, attori che nella vita svolgono altre attività e che dedicano al teatro una parte importante del proprio tempo, è stata un’esperienza di particolare spessore: misurarsi con interpreti di questa levatura, entrare in una produzione più complessa e proseguire un percorso iniziato all’interno della propria comunità.
«Ritrovarli in scena con la stessa dedizione, la stessa crescita e la stessa fame di bellezza è stato emozionante», racconta Federica.
Poi è arrivata la risposta del pubblico.
Le Supplici hanno fatto registrare il tutto esaurito, con una richiesta tale che, secondo quanto riferito dall’organizzazione, oltre 250 persone non hanno potuto assistere alla rappresentazione per ragioni di sicurezza.
Un dato che non è soltanto una curiosità statistica, ma che testimonia l’attenzione suscitata dall’iniziativa, confermando l’interesse del territorio per una proposta culturale capace di valorizzare luoghi e identità.
Dietro questo risultato ci sono l’impegno di Cinzia Randazzo, dell’Archeoclub di Aidone e della compagnia Kalos, e una storia lunga vent’anni. Un lavoro che, nelle parole di Federica Amore, merita un ringraziamento particolare: a Mario Incudine, per la meravigliosa avventura artistica condivisa e per aver accompagnato questo viaggio, e a Cinzia Randazzo, per la fiducia rinnovata per il secondo anno consecutivo e per aver condiviso ogni tappa del percorso, dalle difficoltà alle scelte, dalle intuizioni ai momenti più belli.
È forse proprio questo il senso più autentico di Morgantina Rivive: non riportare semplicemente il mito nel luogo che lo evoca, ma permettere a quel luogo di tornare a parlare attraverso le persone.
Perché un patrimonio vive davvero quando una comunità continua a riconoscersi nella propria storia. E quando il teatro riesce a darle voce, Morgantina non è più soltanto memoria ma presente.



