di Salvo La Porta

Nessuno si è mai pentito di non aver parlato. Ma questo rischio voglio correrlo; anche perché il campo, in cui incautamente sto per inoltrarmi, non mi è per nulla familiare. Parlo del mondo del calcio e, ovviamente, di quello italiano in particolare. Dico la verità, non amo molto quello sport; tuttavia, assisto alle partite, che vedono la Nazionale confrontarsi con gli “ stranieri “ con l’orgoglio di chi ha , “ una tantum”, il conforto di potere cantare l’ Inno di Mameli “ toto et uno corde” con milioni di connazionali in Patria e fuori dai confini.

Quanto sia grande e grave la delusione di vedere i nostri colori così barbaramente umiliati credo non ci sia bisogno di dirlo. Abbiamo trascorso un vero e proprio martedì di Passione nell’assistere impotenti ad una sconfitta così cocente. Ho chiesto a qualcuno che ne sa più di me cosa si possa fare per risorgere dalle macerie calcistiche. Mi è stato risposto, credo a ragione, che bisognerebbe rivedere le regole di quello sport; prevedendo, per esempio, un numero di stranieri limitato nelle nostre squadre.

“Che senso ha”, mi diceva il mio amico, “ constatare che in una squadra importante come il Como dieci giocatori su undici siano stranieri e l’undicesimo, l’italiano, non gioca quasi mai?”.

Già, che senso ha? Intanto, in attesa di una risposta, che non arriverà mai, risorgiamo in Cristo. Buona Pasqua